CAMPOBASSO, 01 GIU - "Non ero ancora stato sentito, credo anche perché in paese ci sono state le elezioni, e penso sia normale che anche io sia stato convocato. Gli inquirenti stanno sentendo un po' tutti per capire realmente cosa sia accaduto e io mi fido del loro lavoro". E' quanto ha detto il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, uscendo dalla Questura di Campobasso dopo essere stato sentito come testimone nell'ambito dell'inchiesta su Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, le due donne morte a cavallo di Natale per sospetto avvelenamento da ricina. Al primo cittadino sono state fatte diverse domande anche sull'attività politica svolta insieme a Gianni Di Vita, il papà e marito delle due vittime nonché ex sindaco proprio del paese. "Non posso riferire i dettagli - ha spiegato - ma si è parlato di tutto ed è normale che ci siano accertamenti su tutto, io sono stato assessore con Gianni sindaco". "Abbiamo capito che ci vorrà tempo perché la situazione è complessa - ha aggiunto -. La nostra comunità ora chiede solo di poter vivere con un po' di tranquillità questa attesa degli sviluppi delle indagini". "Proviamo ad andare avanti, a tornare alla normalità - ha concluso - ma allo stesso tempo restiamo stretti attorno ai parenti delle vittime, resta un grande dolore per tutti ma la comunità deve andare avanti". Infine i giornalisti gli hanno chiesto come sta ora Gianni Di Vita. "E' giù - ha risposto - anche perché non riescono a vivere una vita normale per la elevata pressione mediatica".
Morte avvelenate: sindaco Pietracatella, piena fiducia negli investigatori
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