L'incendio, divampato domenica sera in un capannone della Ipb in zona Bovisasca, nella periferia nord di Milano, è ora in via di spegnimento. Il capoluogo lombardo però è ancora avvolto dal fumo e dai cattivi odori.
L'Arpa, l'agenzia regionale per la protezione ambientale, oltre al campionamento di microinquinanti, sta effettuando analisi anche in zone più lontane, a seguito di varie segnalazioni di cattivi odori. Claudio Colosio, docente di Medicina del lavoro all'università Statale di Milano, e Francesco Blasi, direttore di Pneumologia al Policlinico di Milano, hanno analizzato, sul Corriere della Sera, i rischi per la salute vista la presenza anche di tracce di diossina e furani, sostanze che vengono prodotte dalla combustione di cloro e metalli.
In un rogo di questo tipo si producono sostanze che possono irritare e far bruciare la gola e gli occhi. Queste sostanze sono pericolose soprattutto per gli anziani, i bambini e i malati cronici. Le diossine una volta nell'organismo rimangono per anni, ma sono dannose solo in caso di esposizione prolungata.
L'Organizzazione mondiale della sanità indica come limite, per un anno di esposizione alle diossine, 0,3 pg. I valori di Milano sono superiori e arrivano a 6,7 pg per metro cubo d'aria, ma per un periodo di tempo limitato: non dovrebbe quindi esserci una grossa produzione e dispersione. È comunque meglio evitare di far stare i bambini, e chi già soffre di problemi respiratori o di asma, all'aperto per lunghi periodi; tenere chiuse le finestre di casa o dell'ufficio ed evitare l'attività sportiva all'aria aperta. Nessun problema invece per frutta e ortaggi. Le diossine infatti sono liposolubili ed è più facile che contaminino carne, uova e prodotti di origine animale. Per la frutta e la verdura, un lavaggio molto accurato rimuove eventuali tracce.
Ma per quanto tempo la diossina rimarrà nell'aria? Il momento critico è quando le fiamme si abbassano ma la cenere resta accesa. I valori potrebbero quindi aumentare nei giorni successivi allo spegnimento dell'incendio. Ma poi si abbasseranno. Durante tutti questi giorni, i vigili del fuoco sono stati impegnati nel domare le fiamme e nelle operazioni si smassamento dei rifiuti. «Un lavoro che proseguirà ancora per giorni» ha spiegato il direttore generale dei Vigili del Fuoco della Lombardia, Dante Pellicano.
Intanto si indaga sul maxi rogo, l'ennesimo in Lombardia negli ultimi mesi, che per inquirenti e investigatori, non pare essersi verificato per una casualità. In quel capannone i rifiuti non dovevano esserci. Lo scorso luglio lo stabilimento era vuoto e a fine agosto la Ipb aveva ricevuto dalla Città metropolitana un diniego alle autorizzazioni necessarie a stoccare e smaltire rifiuti, a causa di irregolarità riscontrate nella fideiussione necessaria per coprire un eventuale danno ambientale.
Malgrado ciò, l'11 ottobre da alcune verifiche, ma senza un successivo sequestro, è emerso che in quel capannone erano stati accatastati migliaia di metri cubi di rifiuti speciali, tra gommapiuma, plastica e carta. A pochi chilometri di distanza e poche ore dopo, tra l'altro, sono bruciati a Novate Milanese due magazzini di un'altra azienda che si occupa di smaltimento rifiuti, la Ri.Eco, nel quale però recenti controlli non avevano evidenziato problemi. Gli inquirenti stanno verificando eventuali connessioni con vecchie indagini in un settore che fa gola alle mafie, ma anche tra i due episodi degli ultimi giorni.
«È un problema nazionale e in gioco c'è l'interesse economico. È possibile che succedano episodi del genere e non ho mai provato a dire che qui il problema delle ecomafie non esista. Anzi, esiste qui come altrove e se ne parla poco» così ha commentato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. «A questo punto saranno la questura e la magistratura a fare la loro parte perché bisogna accertare subito le responsabilità».


