ASCOLI PICENO, 27 LUG - "Non possiamo non dirci antifascisti". È il passaggio più significativo della lettera che il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Gianpiero Palmieri, ha inviato agli organizzatori della Pastasciutta Antifascista, letta ieri sera nel corso dell'iniziativa finita nelle ultime settimane al centro delle polemiche cittadine dopo l'iniziale revoca dell'autorizzazione per lo svolgimento dell'evento nella chiesa del Cuore immacolato di Maria e poi lo spostamento a San Marcello. Assente perché impegnato alla festa della Madonna della Marina di San Benedetto del Tronto e alla liturgia notturna di Sant'Anna a Centobuchi, il presule ha affidato il suo pensiero a un lungo messaggio. Monsignor Palmieri chiarisce le ragioni che hanno portato a ospitare la cena nella parrocchia di San Marcello. "Abitualmente le parrocchie non ospitano iniziative di partiti politici, né di movimenti e collettivi politici", scrive, spiegando che la scelta è stata fatta per evitare che il rifiuto di un'altra sede fosse interpretato come una contrarietà al tema dell'antifascismo. Il vescovo ribadisce che la Chiesa non intende identificarsi con alcuna forza politica, richiamando il pluralismo dei cattolici nelle scelte partitiche. Al tempo stesso sostiene che "l'antifascismo rappresenta un patrimonio condiviso, radicato nella Costituzione e nella storia del Paese". "I cristiani quindi non si dividono sull'antifascismo" afferma, ricordando le persecuzioni subite dalla Chiesa durante il regime fascista, dalle limitazioni all'Azione Cattolica alle leggi razziali, fino all'alleanza con il nazismo.
Il vescovo di Ascoli a Pastasciutta, 'antifascismo è patrimonio condiviso'
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