BOLOGNA, 15 SET - Quando ha ucciso, accoltellandolo alle spalle, il capotreno 34enne Alessandro Ambrosio, Marin Jelenic era perfettamente in grado di intendere e di volere, così come adesso è in grado di stare in giudizio. È la conclusione della perizia disposta dalla Corte di assise di Bologna e firmata dallo psichiatra Domenico Berardi. L'omicidio risale al 5 gennaio, il 36enne fu arrestato la sera dell'Epifania in stazione a Desenzano sul Garda. Il pm della Procura bolognese, Michele Martorelli, gli contesta le aggravanti dei motivi abietti e di aver commesso il fatto vicino ad una stazione ferroviaria. L'esame svolto per redigere la perizia, circa 50 pagine, non ha consentito di individuare un movente del delitto, che peraltro l'imputato nega di aver commesso. L'analisi sottolinea l'escalation di violenza nei mesi precedenti, con l'assassinio che ne rappresenta l'apice, una sorta di intensificazione e amplificazione di un'aggressività già presente e non dovuta a cause psicopatologiche. Ma, vista la mancanza di risposte sul punto, non è stato possibile interrogare Jelenic sulle cause di questo aumento. In ogni caso, al di là dell'abuso alcolico osservato anche in altri episodi di violenza, non è stato trovato nulla che indichi una compromissione dello stato mentale. L'imputato è descritto come una persona che nel corso dei colloqui fa lunghe pause prima di rispondere, come se stesse calibrando le parole da usare, apparso distaccato emotivamente, non coinvolto dagli eventi, senza angoscia né rabbia o senso di colpa. Si torna in aula il 23, con il processo di primo grado che ormai volge verso la conclusione.
Capotreno ucciso, Jelenic valutato capace di intendere e di volere
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