TORINO, 18 LUG - "Ciò che veramente colpisce, e fa male", è che gli attacchi ai giudici "avvengano soprattutto dopo che c'è stata una verità processuale, confermata dalla Cassazione. Il fatto che i magistrati siano stati sottoposti a una gogna mediatica, che non ha dato solo luogo a forme denigratorie, ma addirittura a post di contenuto minaccioso, sconcerta e preoccupa". Così all'ANSA la presidente dell'Associazione nazionale magistrati di Piemonte e Valle d'Aosta, Chiara Canepa, sostituto procuratore a Torino. Parla dopo la tempesta mediatica sui magistrati che hanno lavorato nei processi a Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni in carcere da ieri a Bollate (Milano), dopo che mercoledì la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo nel Cuneese. "Il nostro - sottolinea la presidente - è uno Stato democratico che si fonda sui principi della Stato di diritto. Quella che è emersa, in seguito al contraddittorio tra le parti, è una verità processuale chiara, che va rispettata. Denigrare, insultare, minacciare addirittura i magistrati che hanno svolto il loro lavoro, anche con la compartecipazione di giudici popolari, non togati, essendo competente la Corte d'assise, con principi e verità comunque confermati dalla Cassazione, preoccupa e fa male. E secondo me fa male a tutti, alla società intera - afferma Canepa -. Relativizza in maniera patologica quello che è stato lo svolgimento del processo secondo regole rispettate, codificate. E sono quelle in cui crediamo, quelle della Costituzione: il processo si svolge nei canoni dell'articolo 111 (quello che regola il giusto processo, ndr). Questa campagna, questa aggressività sui social media, fino alla minaccia, lede i principi della nostra democrazia. Le motivazioni della Cassazione - puntualizza - ancora non le abbiamo, verranno lette ed eventualmente criticate nei modi e nelle sedi opportune". "Come presidente dell'Anm di Piemonte e Valle d'Aosta - aggiunge Canepa - esprimo solidarietà verso i colleghi, che non devono essere lasciati soli". Nel merito del caso Roggero, Canepa aggiunge: "Nelle motivazioni d'appello, che ho visto e che sono pubblicate anche su Internet, si legge bene che la legittima difesa non poteva più operare nel momento dell'azione dell'imputato: l'offesa ingiusta a cui reagire non era più presente. È l'articolo 52 del codice penale (quello sulla legittima difesa, ndr), un articolo ampliato nel corso del tempo. È scritto molto bene nella sentenza d'appello. Viviamo inoltre in un mondo dove ci sono, ad esempio, telecamere di sorveglianza e dunque tante prove che emergono oggettivamente e che vengono valutate nel corso del processo".
Anm Piemonte e Vda, 'su caso Roggero gogna mediatica contro i giudici'
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