«Allons, enfants de la Patrie! Le jour de gloire est arrivé... Aux armes, citoyens! Formez vos bataillons!». Abituati ad inni nazionali dal piglio della Marsigliese che ne è di fatto la capostipite, stupisce l’inno della Slovenia portato alla ribalta dalle recenti imprese ciclistiche di Tadej Pogacar.
In tempi carichi di tanti orrori bellici e di toni «cattivisti», richiama l’attenzione un canto che già dal titolo Zdravljica - «Brindisi» - è tutto un programma. Certo, a qualcuno sembrerà stonato ascoltare in cerimonie ufficiali strofe come quella che apre il poema composto 200 anni fa da France Prešeren: «Amici! Le viti ci hanno fruttato del dolce vino che ci ravviva le vene e ci schiarisce il cuore e l’occhio, cancellando tutte le preoccupazioni e rinnovando la speranza nel petto affranto!».
Eppure il finale risponde con due secoli d’anticipo all’appello di «disarmare gli animi e le parole» rilanciato martedì dal presidente Mattarella davanti al Papa: «Un evviva per tutti i popoli che anelano al giorno in cui la discordia verrà sradicata dal mondo e in cui ogni nostro connazionale sarà libero e il vicino non un diavolo, ma un amico!».
Che dire? È un bel «Brindisi» iridato di pace quello che celebra le vittorie del campione del mondo Pogi. In alto i calici… e i cuori!



