Trump vs Cuba, un pericoloso e grottesco circo mediatico

Se non parlassimo di missili, eserciti e vite umane ci faremmo tutti una grossa risata. E invece di quel mezzo sorriso che ci viene in faccia quando sentiamo parlare Trump un po’ ce ne vergogniamo. È tornato a dire che «Cuba sarà la prossima». Poi ha aggiunto: «Per favore giornalisti, fate finta che non l’ho detto. Per favore, per favore». Qualcosa che definire grottesco è forse riduttivo.
Il presidente Usa è intervenuto durante un forum a Miami, terra che negli anni Ottanta ha accolto proprio migliaia di Cubani. Al tempo c’era Al Pacino che in Scarface si definiva prigioniero politico. Oggi a Cuba c’è una popolazione che affronta carenze di beni essenziali e a Washington un presidente che minaccia un intervento armato all’Avana, affamando – nel mentre – moltissimi cittadini.
Se 40 anni fa Tony Montana poteva dire in privato al suo amico Manny che un comunista l’avrebbe ammazzato anche gratis, oggi Trump si permette – continuamente – di scherzare in pubblico sul futuro di Stati e persone. Ci vorrebbe più serietà? Chiaro che sì. Soprattutto perché c’è il rischio di non riuscire più a discernere potere politico e spettacolo mediatico. E la minaccia pare sia davvero seria.
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