La storia è piena di paradossi. Si pensi al Proibizionismo, nato per la convinzione che, eliminando l’alcol, si sarebbe tolta linfa vitale al crimine per le strade. La criminalità organizzata invece prosperò trovando nel contrabbando di whisky e affini un redditizio mercato clandestino. Pur ciò premesso, può non lasciare indifferenti la notizia che il primo caso di navigazione sperimentale da parte di una nave munita di solo motore a idrogeno riguardi una petroliera: un’imbarcazione cioè deputata al trasporto del principe degli idrocarburi, quello che la messa al bando dei tradizionali motori endotermici in favore di propulsori green (a idrogeno, per esempio...) vorrebbe contingentare.
La vicenda è quella della giapponese «Kikou Maru», petroliera costiera di 104 metri, capace di oltre 5.000 kilolitri di carico, che a fine settembre ha attraversato i 33 km della baia di Osaka. Il contrasto, però, è solo sulla carta: gran parte dei litri di carburante che consumiamo con le nostre vetture porta con sé infatti l’impronta di carbonio generata a monte dal suo trasporto. L’enorme petroliera green nel suo breve esordio ha evitato, si stima, l’emissione di 1,2 tonnellate di CO2: il consumo di un’auto a benzina in 4.500 km. Non molto, forse, ma il vero paradosso sarebbe non salutare il varo della Kikou Maru come una buona notizia.




