È tutto un equilibrio tra l’intelligenza artificiale e lo studio

Quando penso all’intelligenza artificiale a scuola mi viene in mente quell’alunno di un’amica che ha presentato un testo su Dante che avrebbe meritato un 9, se non fosse che l’insegnante si è accorta della dicitura in calce che denunciava l’intervento della macchina nella stesura.
E allora mi chiedo come è possibile prendere ciò che di positivo ci dà l’Ai e far capire (perché proibire avrebbe l’effetto contrario) che non si può delegare il pensiero critico, lo studio e l’approfondimento ad altri?
A parte il fatto che l’Ai prende cantonate colossali, alcune cose proprio non riesce a farle: mia figlia è contraria all’utilizzo dell’Ai a scuola (dice che non farà pensare altri al suo posto), ma una volta, mentre preparava un compito in classe, io – che sono come S. Tommaso – ho provato a chiedere a Gemini di confrontarmi due quadri di Giotto.
Non è stato in grado di farlo (per fortuna!). La svolta – o l’equilibrio – è arrivato quando, alle prese con equivalenze in notazione scientifica, dato che il libro non riporta i risultati, la studentessa si è chiesta se le avesse svolte correttamente. Ho chiesto a Gemini (lei storceva il naso) che ha calcolato e saputo rispondere: erano giuste. E il fine settimana è stato sereno.
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