Brignone e Goggia, il reale e il percepito

Premessa: qui non si tratta di tifo né simpatie, men che meno di analisi tecniche e nemmeno di alimentare la rivalità vestita di fredda cordialità che corre tra loro. Parlasi di due campionesse: punto. Sportivamente feroci. Ciascuna a modo suo. E da qui arriva lo spunto.
Parlare di Federica Brignone e Sofia Goggia è un po’ come dire Paese reale e Paese percepito. Oggettività contro soggettività. Laddove il Paese reale è quello fatto da numeri e statistiche, il percepito è frutto di visioni personali anche basate su rappresentazioni mediatiche che fondano su emotività e sentimenti.
Se prima del clamoroso doppio miracolo olimpico su una gamba sola, che ha definitivamente reso Brignone riconoscibile in ogni tinello d’Italia, fosse stato effettuato il sondaggio «chi è la regina azzurra delle nevi?», Goggia sarebbe probabilmente risultata la più votata. Perché Sofia è attenta alla comunicazione, incline a esplorare anche il mondo fuori: ama condividere pezzi di sé.
Di Brignone, sulla quale per anni ha pesato anche l’ombra di una mamma «spinosa», si sa invece poco: si espone volentieri solo in pista. Ed è stato come se nessuno l’avesse vista arrivare, come se non avesse impiegato 15 anni per comporre un medagliere che ora tutti sanno essere il più ricco in assoluto. Federica è il Paese reale che alla lunga arriva sempre a imporsi sul percepito.
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