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«Riprogettare spazi e processi, questa la sfida delle imprese»

Gianluigi Viscardi è uno dei protagonisti dell’innovazione manifatturiera: «La fabbrica intelligente è quella che riesce a integrare le innovazioni in un modello produttivo solido, flessibile e competitivo»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Una fabbrica intelligente
Una fabbrica intelligente

Gianluigi Viscardi è uno dei protagonisti dell’innovazione manifatturiera italiana. Imprenditore bergamasco, ha fondato Cosberg, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di macchine e sistemi di assemblaggio automatico. È presidente di Intellimech, consorzio di ricerca interdisciplinare con sede al Kilometro Rosso, e del Cluster Fabbrica Intelligente, la rete nazionale che riunisce imprese, università e centri di ricerca per promuovere lo sviluppo del manifatturiero avanzato.

Il suo osservatorio incrocia quindi ricerca industriale, tecnologie e competitività delle imprese. Una prospettiva dalla quale emerge una convinzione: la fabbrica del futuro non si costruisce solo introducendo nuovi macchinari, ma ripensando l’intera organizzazione produttiva.

Nuove tecnologie impongono di ripensare anche gli spazi e gli impianti. Da dove partire?

«Dobbiamo innanzitutto capire quali attività dovranno svolgere le nuove tecnologie e, di conseguenza, come organizzare gli ambienti produttivi. Pensiamo alla logistica interna, all’asservimento delle macchine e alla manutenzione degli impianti: sono ambiti nei quali si stanno studiando nuove applicazioni della robotica. Per sfruttarle davvero non basta inserire un robot in una fabbrica progettata secondo criteri tradizionali. Occorre ripensare spazi, sistemi di carico, e architetture produttive».

Giuliano Viscardi
Giuliano Viscardi

Significa superare il modello tradizionale della fabbrica?

«Significa avere il coraggio di mettere in discussione soluzioni che consideriamo consolidate. Perché un impianto dovrebbe essere progettato necessariamente ad altezza d’uomo? In determinate applicazioni si potrebbe ragionare su strutture più basse oppure sviluppate verticalmente. L’obiettivo sono ambienti capaci di adattarsi alle esigenze della produzione».

Quanto conta la digitalizzazione in questo percorso?

«È una condizione fondamentale. Le nuove tecnologie devono inserirsi in un sistema produttivo capace di sostenerle. La trasformazione digitale richiede un percorso strutturato, che coinvolga l’organizzazione e le modalità con cui l’impresa gestisce le proprie attività. Non si tratta di introdurre singole soluzioni tecnologiche, ma di costruire le condizioni perché possano generare un vantaggio concreto».

La sostenibilità viene associata alla riduzione dell’impatto ambientale. È sufficiente?

«La sostenibilità ambientale è essenziale, ma bisogna considerare anche quella economica. Un modello produttivo deve essere in grado di durare nel tempo e di prosperare. Per riuscirci, l’organizzazione deve essere flessibile, efficiente e capace di adattarsi ai cambiamenti esterni. Un’impresa non può dipendere eccessivamente da singole risorse o da competenze concentrate in poche persone: deve riuscire a garantire la continuità delle proprie attività quando cambiano le condizioni operative».

Come si traduce questo principio nella produzione?

«Significa ridurre gli sprechi, di materiali, energia e tempo. Un impianto che consuma meno energia elettrica e pneumatica è più sostenibile; lo è anche un sistema che può essere riconfigurato limitando gli scarti di lavorazione. Le tecnologie possono offrire un contributo importante, ma devono essere valutate in funzione dei risultati. Dobbiamo costruire aziende capaci di cambiare rapidamente, senza perdere efficienza e continuità operativa. Questo significa investire nella ricerca, ripensare i processi. La fabbrica intelligente è quella che riesce a integrare le innovazioni in un modello produttivo solido, flessibile e competitivo nel lungo periodo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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