Vini dealcolati e non solo: i consumi cambiano il mercato

Tutto lascia pensare che il mondo delle bevande alcoliche stia subendo un drastico cambiamento. La diffusione di bevande no e low alcol è sempre più ampia, tanto che secondo una ricerca di mercato di Circana ad agosto 2025 valevano quasi il 60% delle vendite della categoria beverage. Un’espansione costante che è un dato di fatto: i consumi sono cambiati, complice una sempre maggiore attenzione delle persone alla salute.
E se questa non può che essere una buona notizia, l’altro lato della medaglia mostra una preoccupazione in aumento per le aziende produttrici di alcolici. Per Brescia ciò assume un significato ancor più forte, data la grande presenza di società vitivinicole, dalla Franciacorta al Garda.
Il vino dealcolato si sta infatti affermando come uno dei prodotti più cercati dai consumatori, con il mercato destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari nel 2028 pur a fronte di una quota di mercato di solo l’1%. Producibile anche in Italia dall’inizio del 2025, si distingue per l’assenza di etanolo. Tale caratteristica è ottenibile attraverso un processo di estrazione dell’alcol (per osmosi inversa o distillazione sottovuoto), che fa però perdere al prodotto alcune caratteristiche organolettiche e qualitative.
Per ovviare a questo problema si fa ricorso ad additivi, non ultimi gli aromi. Detto ciò, serve davvero confrontarsi con questa nuova dimensione del consumo, non snobbandola come moda o come «scelta sbagliata perché il vino vero ha l’alcol».
I consumatori orientano l’offerta in questo caso e ignorare un fenomeno in espansione rischia di essere pericoloso. Anche in questo settore la competitività passa perciò dalla capacità di saper innovare, e di vedere il business in modo strategico, razionale. E non ideologico.
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