Nuova battaglia europea sul vino, Ascovilo: «No al croato Lumbarda dop»

Ci risiamo. Dopo la decennale querelle del Prosecco contro il Prosek croato, dalle rive dell’Adriatico arriva un’altra provocazione: «Lumbarda dop». La richiesta è stata presentata dalle Autorità Croate presso le competenti Istituzioni Europee. Ascovilo, l’Associazione dei Consorzi Vitivinicoli Lombardia, guidata da Giovanna Prandini, non ha perso tempo ed ha depositato l’opposizione nelle sedi previste dalla normativa comunitaria, con la richiesta di una valutazione attenta dell’impatto sul sistema delle denominazioni lombarde.
«Non è una questione contro un altro Paese o contro i suoi produttori – ha dichiarato Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo – ma una scelta di responsabilità verso il nostro territorio e le nostre imprese».
Tutelare le denominazioni
Il termine «Lumbarda» presenta, infatti, un’evidente assonanza con «Lombarda» e con «Lombardia», con il rischio concreto di generare confusione nei consumatori e di indebolire l’identità delle nostre denominazioni di origine: una posizione chiara e motivata dalla necessità di tutelare l’identità, la reputazione e il valore economico delle denominazioni lombarde, riconosciute e consolidate sui mercati nazionali e internazionali.
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Secondo Ascovilo, la somiglianza fonetica e grafica potrebbe incidere negativamente sulla percezione dei vini lombardi, soprattutto sui mercati esteri, dove la riconoscibilità territoriale rappresenta un elemento strategico di competitività. La tutela delle denominazioni è uno dei pilastri del sistema europeo delle indicazioni geografiche. Ogni Dop è il risultato di una storia, di un disciplinare rigoroso, di investimenti in qualità e sostenibilità. Consentire denominazioni potenzialmente ambigue rischia di compromettere un patrimonio costruito nel tempo.
In Croazia
Ma, come hanno giustificato le autorità Croate la richiesta? Lumbarda è centro di un Comune con poco più di mille abitanti posizionato fra una serie di piccole insenature sulla costa e le colline circostanti ed è circondata dai campi sabbiosi dei vigneti. Il vino locale tipico è il Grk. Il territorio è conosciuto soprattutto dal punto turistico per le spiagge. Il caso «Lumbarda dop» non è che l’ultima disputa fra territori: basta ricordare il discorso degli ungheresi sulla vicenda Tocai e con i croati sulla vicenda Prosecco e Prosek.
Italian sounding
Battaglie importanti anche perché stiamo parlando dell’Italian Sounding: quel fenomeno che sfrutta riferimenti geografici alterando nomi per commercializzare senza una vera e reale origine italiana, creando danni alla nostra economia che vengono quantificati in vari miliardi ogni anno.
Le stime indicano una cifra che va dai 55 agli 80 miliardi ogni anno sottraendo quote di consumo a prodotti autentici, riducendo spazi d’azione per i produttori e creando – come rimarcato da Giovanna Prandini – confusione nel consumatore.

Anche in quest’ottica la disputa con la Croazia assume poi un ruolo fondamentale per la Lombardia visto che a livello regionale, secondo le stime recenti, la produzione ammonta a circa 1,4 milioni di ettolitri ogni anno che corrispondono a circa 130-140 milioni di bottiglie dando vita ad una suddivisione equilibrata fra i vari stili e riconoscimenti indubbi a livello mondiale come nel caso del bresciano.
Per Coldiretti Brescia le cifre confermano la provincia di Brescia come un polo vitivinicolo di primo livello in Lombardia e in Italia: 6.519 ettari di superficie vitata rivendicata a DO e IG, una produzione totale a denominazione di 639.669 quintali di uva nel 2024: un comparto quindi da 434 milioni di euro con export in crescita e focus su innovazione e sostenibilità.
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