Albergoni: «È tempo di studiare l’intelligenza artificiale per migliorarci»

Quasi 4 lavoratori italiani su 10 si sentono sopraffatti dal possibile impatto dell’intelligenza artificiale sulla loro professione. A livello globale più di 7 dipendenti su 10 (73%) vedono invece nell’ia un alleato sul lavoro, convinzione condivisa dal 65% della controparte femminile.
Se si guarda invece alle preoccupazioni più diffuse nei confronti dell’Ia in Italia, quasi 2 intervistati su 10 (19%) si sentono in difficoltà a causa della barriera linguistica, visto che gli strumenti a disposizione sinora sono in larga parte più efficienti e fruibili se utilizzati in lingua inglese. È quanto emerge da un’indagine condotta da LinkedIn (social network specializzato nelle relazioni professionali) che fa il punto sulla percezione dell’intelligenza artificiale in ambito professionale, facendo luce su alcuni aspetti cruciali come le differenze generazionali e di genere nella visione dell’Ia.
Ne abbiamo parlato con Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, che mercoledì sarà ospite del Sapiens festival: appuntamento alle 20.45 al Centro congressi di Boario.
Partiamo subito dalla questione principale: l’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro?
Una premessa: l’intelligenza artificiale, in varie forme, viene utilizzata già da anni. Personalmente penso che non ci si debba spaventare, anzi: è un’opportunità che va sfruttata. Questo dobbiamo pensare.
Quindi non ci deve spaventare?
Assolutamente no, dal mio punto di osservazione ho visto moltissimi benefici, che probabilmente sono molti più degli svantaggi. Aggiungerei che la paura, come quasi sempre accade, deriva dalla mancata conoscenza di cosa sia in realtà l’intelligenza artificiale.
Ci faccia degli esempi concreti nell’ambito della ricerca del lavoro.
Dal punto di vista delle aziende, l’intelligenza artificiale consente di fare ricerche mirate e specifiche, senza perdite di tempo, per essere così molto più produttivi ed efficaci nel raggiungimento del proprio obiettivo. Il recruiter (ovvero colui che si occupa dei processi di selezione e assunzione del personale) può realizzare un annuncio il più possibile rispondente alle esigenze aziendali con il supporto dell’Ia, che lo prepara mettendo in correlazione tutte le informazioni disponibili proprio sull’azienda: un impegno che per una persona richiederebbe molte ore, pochissimo invece per l’Intelligenza artificiale. Allo stesso modo anche chi si propone sul mercato del lavoro può preparare un curriculum molto più interessante e tagliato su misura in base alle proprie competenze e aspirazioni.
Quanto quantificherebbe, al momento, il contributo, in termini di risparmio di tempo, che si ottiene grazie all’Intelligenza artificiale?
Attualmente direi che potrei quantificarlo, a grandi linee ovviamente, in mezza giornata a settimana.
Non poco quindi...
Tutt’altro, considerando che lo spazio di miglioramento è ancora molto ampio.
L’Intelligenza artificiale è oggi il tema dei temi, ma, come lei sottolineava, non è propriamente una novità. A che punto siamo?
Direi che siamo di fronte all’ennesima trasformazione digitale. Siamo in un flusso: negli ultimi 7 anni le competenze necessarie (le cosiddette skill) per le varie professioni sono cambiate del 25%. La prospettiva per il 2030 (quindi tra pochissimi anni) è che il mutamento riguarderà il 70% delle skill richieste: di fatto si tratterà di uno stravolgimento quasi totale.
E qui torniamo allora alla paura. Non è certo facile mettersi così completamente in gioco, soprattutto se non si è più propriamente giovani.
Faccio un esempio: prendiamo un impiegato che ha tra i 50 e i 60 anni. Nella sua vita (tra studi e lavoro) è passato dalla macchina da scrivere, al computer al telefonino come lo conosciamo oggi. Questo impiegato ha affrontato cambiamenti epocali, adeguandosi continuamente. L’Intelligenza artificiale va vista come un’evoluzione che porterà benefici.
In che modo?
Tutto ciò che è ripetitivo e noioso potrà farlo l’Ia generativa.
Bisogna però imparare ad utilizzarla questa Intelligenza artificiale, mica poca cosa.
Ripeto ancora: non facciamoci spaventare, ma approcciamoci come sempre abbiamo fatto rispetto ai cambiamenti tecnologici. E ovviamente dobbiamo farlo studiando, aggiornandoci. Un esempio: LinkedIn Learning è una piattaforma online attraverso la quale si può accedere a molti corsi, fondamentali per essere al passo con i tempi. La sfida con la tecnologia, se così vogliamo dire, si vince acquisendo competenze che solo l’uomo può svolgere. La creatività è solo dell’uomo, la ripetitività lasciamola alle macchine. Faccio un altro esempio, pensiamo al navigatore: quanto tempo risparmiamo (da dedicare ad altro) semplicemente impostando la destinazione e non dovendo più pensare al tragitto?
Qual è la fotografia attuale del mondo del lavoro?
Sul fronte giovani, devo dire che registro una certa distanza (quasi confusione) tra la preparazione universitaria e il mondo vero delle professioni. Per la generazione Z è fondamentale entrare nelle aziende e poter imparare da chi è già presente da tempo, acquisire sul campo le competenze necessarie. Questo percorso è essenziale. Sul fronte aziendale è sempre più fondamentale portare a bordo giovani talenti, risorse sulle quali investire con sicurezza e convinzione. E qui torniamo ancora all’Intelligenza artificiale: se un manager non deve occuparsi di sbrigare pratiche inutili, avrà più tempo per stare a contatto con i propri colleghi, per aiutarli in un percorso di miglioramento e di crescita.
La voglia di imparare è quindi il cuore della questione?
Esatto, di fronte alle novità dobbiamo mettere in campo la nostra voglia di imparare, che va costantemente rinnovata. Dobbiamo concentrarci sulle nostre potenzialità, e lavorarci. Quindi, in sintesi: studiare, imparare, non avere paura. E poi anche cambiare, a tutte le età: un nuovo lavoro può essere una svolta a volte necessaria.
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