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L'Europa e i giorni dell'«Ira»

Come risposta all'Inflation reduction act degli Stati Uniti la Commissione Ue ha lanciato il Green deal industrial plan
Presentato il Green deal industrial plan europeo - © www.giornaledibrescia.it
Presentato il Green deal industrial plan europeo - © www.giornaledibrescia.it

E venne l’ora dell’«Ira». L’Inflation reduction act è il pacchetto di sussidi economici che gli Stati Uniti hanno lanciato nel corso dell’anno scorso per far fronte alle sfide industriali globali. Una parte significativa del piano contro l’inflazione, circa 370 miliardi di dollari, è destinata a sostenere investimenti in fonti energetiche rinnovabili e tecnologie per abbattere le emissioni di gas serra.

Da un punto di vista strettamente ambientale è una buona notizia che il secondo produttore mondiale di CO2 (dopo la Cina) stia virando con decisione verso un’economia sempre più «green».

Sotto il profilo industriale però l’Ira ha generato in Europa grande preoccupazione. L’enorme sforzo economico rischia infatti di spostare prepotentemente il baricentro della transizione sostenibile verso gli Usa, a forza di sovvenzioni e costo del lavoro più basso. Ma non finisce qui: anche in altre zone del mondo, in primis Cina e Giappone, gli Stati stanno investendo in questa direzione.

Dal timore di perdere centralità nasce perciò il «Green deal industrial plan» presentato l’1 febbraio dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, un progetto che, semplificando all’osso, vuole velocizzare e facilitare gli investimenti green, irrobustendo al contempo le filiere produttive. Il tratto forse più rivoluzionario, e insieme più controverso e difficile da attuare, è quello che riguarda l’istituzione di un fondo finanziato tramite l’emissione di debito comune europeo. Lo schema sarebbe quello già utilizzato per il Recovery Plan che ha portato al Pnrr. Idea potenzialmente eccelsa, nei fatti dinanzi a scogli durissimi.

I Paesi cosiddetti frugali, quelli del Nord Europa, saranno infatti difficili da convincere, forti del loro basso debito sovrano, esattamente il contrario di Stati come l’Italia, e della volontà di agire in solitaria: vedasi la Germania a e i suoi 200 miliardi per frenare il prezzo del gas.

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