La sostenibilità è arrivata, apriamo gli occhi

Se non volete farlo per salvare il mondo (che già sarebbe una buona ragione) fatelo per salvare la vostra azienda, fatelo per dare un futuro alla vostra azienda. Ma attenzione: non per un futuro lontano, avvolto nelle nebbie e nei dubbi, nella fuliggine delle incognite, qui si parla di un futuro prossimo, da qui a domani.
Ambiente, green economy, circolarità, sostenibilità: capisco ne abbiamo le orecchie piene ma, se ci pensate bene, ’ste cose è solo da qualche anno che sono pane quotidiano. I primi pionieri - gli hippy californiani - cinquanta anni fa più o meno le predicavano questa cose, vagamente intendiamoci, dentro nuvole di «canne».
Ma quella cosa, sorprendentemente, è rimasta, ha attecchito. Direi che è una formidabile eredità degli Anni Sessanta. Poi il tema ha galleggiato a lungo, poi trenta anni fa suppergiù i Verde tedeschi l’hanno sostenuto e da allora è stata una accellerazione parallela al degrado che vediamo. La cosa più sbagliata (come accaduto) è pensare che sì, d’accordo, qualcosa bisognerà fare ma hai voglia prima che si arrivi (è solo un esempio) all’auto elettrica di massa.
Poi l’Europa accelera e noi a dire: calma calma non siamo pronti. Magari noi no, ma molti altri sì. E quindi? E quindi siamo qui a pietire un rinvio. Tutto questo per dire che le cose arrivano e arrivano in tempi molto più stretti. La certificazione carbon neutral, per dire, è una pratica da aprire alla svelta. Chi guarda appena appena più avanti sa che è una strada obbligata. Meglio pensarci da subito: non per salvare il mondo, ma per dare un futuro alle nostre fabbriche.
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