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Il futuro aziendale? Non è nel visore, ma nel capire se serve

Strategia e innovazione al centro del primo «Industrial reboot» con Guido Polcan di H-Farm
Francesca Renica

Francesca Renica

Caposervizio

«Industrial Reboot», primo appuntamento con Guido Polcan
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«Industrial Reboot», primo appuntamento con Guido Polcan

Chi si aspettava il solito convegno in stile «l’innovazione digitale è un big bang e voi siete indietro» è stato smentito. Guido Polcan, primo ospite di «Industrial Reboot» - ciclo di incontri di formazione organizzati da Camera di Commercio con Talent Garden e Gummy Industries (prossime date su industrialreboot.talentgarden.org) - ha avuto l’effetto di una molla: in un tempo compresso, un’enorme spinta (almeno mentale). Da una parte perché lo stile Silicon Valley - jeans e camicia non pervenuta - ha sempre il suo perché, dall’altra perché tra numeri e case history, l’esperienza H-Farm avrebbe un impatto galvanizzante anche sul manager più riluttante.

Partiamo da quello che non potremmo raccontare. Nella presentazione, il manager dell’azienda faro nell’innovazione per le aziende e nella formazione digitale ha inserito alcune stelle polari del portfolio H-Farm. Nomi che per accordi di riservatezza non sono stati spendibili, ed è comprensibile dato che si tratta di investimenti con parecchi zeri, ma un assaggio di futuro non si nega a nessuno. Straordinaria, ad esempio, l’applicazione della realtà aumentata in ambito sicurezza: per una multinazionale, il team ha sviluppato una sorta di videogioco con cui i tecnici - che sono spesso impegnati in manutenzioni delicate - possono simulare situazioni pericolose solo indossando un visore. In questo modo sviluppano - lontani da ogni rischio - capacità di reattività e gestione delle emergenze. Vi pare poco? Provate a pensare a come è costoso formare operatori sparsi in tutto il mondo e a quanto tempo e denaro la tecnologia consente di risparmiare, garantendo anche una formazione più specifica ed efficace. E vite salvate.

Secondo caso: per uno dei maggiori produttori di abbigliamento sportivo nel mondo, H-Farm ha creato uno strumento per permettere agli esperti di visual marketing della sede centrale di fare sopralluoghi virtuali nei punti vendita a migliaia di chilometri di distanza, dando indicazioni precise sul posizionamento dei prodotti sugli scaffali senza spostarsi dall’ufficio. Inoltre, in alcune boutique i clienti possono personalizzare le loro scarpe, sempre usando un visore con realtà aumentata, arrivando a definire i dettagli più minuscoli. Finito il tour virtuale, parte l’ordine e l’acquisto arriva direttamente a casa. Insomma, lo shop diventa contenitore di un’esperienza. Banale? Provate a dirlo ai commercianti che tirano giù serranda perché schiacciati dagli e-commerce.

Certo che grandi aziende possono permettersi grandi investimenti e «per loro è più semplice» lavorare con i guru del digitale. Ma l’obiettivo di incontri come questi è innescare una miccia, seppur piccola. Lo sintetizza Fabrizio Martire di Gummy Industries in chiusura: «La digitalizzazione deve diventare un fattore culturale: comprare tecnologia è semplice, ma prima serve una strategia precisa». E in una provincia come Brescia, dove enti e università non si tirano indietro, l’innovazione delle imprese deve passare da consapevolezza e formazione.

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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