Bollette che salgono, un contesto internazionale che rende l'approvvigionamento energetico sempre più complesso e un patrimonio immobiliare che, nella sua parte più consistente, disperde energia perché vecchio e mai riqualificato.
È questo l’intreccio che pesa oggi sulle famiglie italiane: perché il modo più diretto per ridurre i consumi, e quindi i costi, passa anche e soprattutto dallo stato degli edifici in cui viviamo.
Luci e ombre

E la fotografia in Lombardia presenta luci e ombre: secondo l’elaborazione di «SAIE - La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti» su base dati Siape, circa il 31% degli edifici residenziali per i quali nel 2025 è stato richiesto un attestato di prestazione energetica (Ape) ricade nelle due classi peggiori, F e G - una quota tra le più contenute d’Italia - mentre il 18% appartiene alle classi A.
Gli incentivi

A smuovere qualcosa, negli ultimi anni, è stata soprattutto la stagione dei bonus fiscali, che secondo le recenti stime di Nomisma avrebbe permesso al Paese di raggiungere il 56% degli obiettivi 2030 previsti dalla Direttiva Case Green. Un risultato che però non basta: senza un piano di attuazione definito e un investimento costante di fondi, il percorso di riqualificazione rischia di fermarsi proprio mentre servirebbe accelerare.
Gli incentivi fiscali hanno comunque messo in moto uno svecchiamento del patrimonio edilizio oggi più necessario che mai. In Lombardia. Qual è veramente lo stato degli edifici residenziali?
Secondo il sistema informativo sviluppato da Enea, in Lombardia nel 2025 sono stati emessi 230.413 Attestati di Prestazione Energetica (Ape).
Guardando alla distribuzione per classe energetica, il quadro è tra i più equilibrati del Paese: le fasce meno efficienti pesano meno che altrove, con circa il 31% delle certificazioni nelle ultime classi F e G, pari rispettivamente al 16,3% e al 14,9% del totale. Le classi energetiche più elevate, dalla A1 alla A4, rappresentano invece complessivamente circa il 18% degli Ape, con la sola A4 al 6,3%: tra i valori più alti a livello nazionale.
Brescia si difende

E nelle province, qual è la situazione? Nel 2025, le province con la maggiore incidenza di Ape nelle classi A sono Sondrio (30%), Brescia (25%), Bergamo (20%), Monza e Brianza (18%), Como (18%), Milano (17%), Varese (17%), Lecco (16%), Mantova (14%), Cremona (13%), Lodi (12%) e Pavia (11%).
Sul fronte opposto, la maggiore incidenza di Ape nelle classi energetiche F e G si registra a Pavia (45%), Mantova (43%), Cremona (42%), Lecco (41%), Como (40%), Varese (40%), Lodi (36%), Bergamo (31%), Brescia (31%), Sondrio (30%), Monza e Brianza (28%) e Milano (25%)



