Garda

«Non fu colpa dei medici, Samuele Freddi morì per la spinta dell'amico»

Il pm chiede il processo a carico del coetaneo accusato dell'omicidio preterintenzionale del 20enne di San Felice del Benaco
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Il Palazzo di giustizia di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Il Palazzo di giustizia di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Omicidio preterintenzionale. Questa l’accusa per la quale il sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo ha chiesto il rinvio a giudizio del ventenne che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, una sera di fine luglio di due anni fa, nel corso di una lite per motivi banali, colpì Samuele Freddi, lo fece cadere a terra e innescò quella reazione a catena che si concluse con l’esito più tragico: la morte del ragazzo di San Felice del Benaco.

La consulenza

Grazie ad una complessa consulenza medico legale, che ha richiesto parecchi mesi di lavoro e diverse proroghe, il magistrato ha escluso che la morte del giovane possa essere dipesa da concause, in particolare da un’errata gestione clinica del suo caso. Samuele, la sera stessa della caduta, si presentò in ospedale a Gavardo, fu sottoposto ad accertamenti clinici e firmò le sue dimissioni. Tornò a casa in condizioni almeno apparentemente ottimali. Parlò con mamma e papà. L’indomani morì in maniera tanto repentina da impedire ai soccorsi anche il minimo intervento.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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