Garda

Depuratore del Garda, cosa cambia dopo il no alla rimozione del Commissario

La Camera dei Deputati boccia la richiesta e implicitamente riapre la strada al progetto Gavardo-Montichiari
Una tavola grafica del progetto del depuratore del Garda
Una tavola grafica del progetto del depuratore del Garda

Il Parlamento dice «no» alla rimozione del Commissario straordinario per la depurazione del Garda bresciano. Ed è un voto che implicitamente dice «sì» al progetto Gavardo-Montichiari, sostenuto senza titubanze dal Commissario nominato nel giugno del 2021 e individuato nella figura del prefetto di Brescia, che prima con Attilio Visconti e poi con Maria Rosaria Laganà ha sempre ribadito che il progetto del doppio depuratore a Gavardo e Montichiari, con scarico nel fiume Chiese, rappresenta la soluzione migliore dal punto di vista tecnico e ambientale.

Quello della Camera, inoltre, è un voto che in un certo senso si rimangia le promesse fatte dal ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che il 3 aprile scorso si era sbilanciato con i referenti del Presidio 9 Agosto assicurando che avrebbe aperto un’interlocuzione con la Regione per valutare la possibilità di rimuovere il Commissario e restituire la facoltà decisionale al territorio.

Cosa è successo

È quanto emerso ieri mattina alla Camera dei Deputati, in occasione dell’approvazione del decreto legge «siccità», quando il Governo ha dato parere contrario all’ordine del giorno proposto dall’on. Devis Dori di Alleanza Verdi e Sinistra (firmato anche dagli altri deputati di Avs Bonelli, Borrelli, Evi, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zanella e Zaratti), col quale si chiedeva la rimozione del Commissario straordinario per le opere di collettamento e depurazione della sponda bresciana del lago di Garda, al fine di «restituire alle autorità locali le decisioni e di rivalutare soluzioni alternative a quella attualmente prospettata, compresa quella di ristrutturare e potenziare l’attuale sistema di depurazione del Garda tramite condotta sublacuale, tutelando così il territorio e il fiume Chiese».

Hanno votato 255 deputati: 168 (tutti i gruppi di maggioranza assieme al terzo polo) si sono espressi contro la proposta di rimozione del Commissario, mentre 87 hanno votato a favore (Avs, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle). Un solo astenuto: si tratta dell’esponente bresciano di Fratelli d’Italia, Cristina Almici.

In aula

Prima del voto l’on. Dori ha chiesto al Governo di «modificare il parere negativo» all’ordine del giorno da lui proposto, rendendolo meno categorico e aprendo alla possibilità di eventuali ripensamenti tramite la formulazione «valutare la possibilità di rimuovere il Commissario straordinario», perché in tal modo, ha spiegato Dori, «sarebbe stato in linea con quanto aveva promesso il ministro Pichetto Fratin nell’incontro del 3 aprile, mentre un parere contrario come quello formulato è una chiusura totale che risulterebbe incomprensibile».

Ma il Parlamento non ne ha voluto sapere e ha votato contro la rimozione del Commissario, che dunque continuerà ad operare «al fine di consentire - si legge nel decreto di nomina del 2021 - la rapida attuazione del sistema di collettamento e depurazione del lago di Garda e la conseguente tempestiva dismissione della condotta sublacuale». Il voto di ieri fa definitivamente chiarezza sulle posizioni delle forze parlamentari sulla intricata questione della depurazione gardesana.

«Spero che questo voto - ha commentato il sen. Stefano Borghesi (Lega) - segni lo stop alle polemiche spicciole sull’opera e che si apra una fase nuova, senza i troppi signori del no a priori».

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Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

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