Garda

Chiuso il canyon a Campione del Garda: «Non è sicuro»

Ordinanza del Comune di Tremosine a causa del potenziale pericolo rappresentato dagli sfioratoi. Protestano i promotori di attività sportive
La chiusura del canyon di Tremosine ha suscitato polemiche
La chiusura del canyon di Tremosine ha suscitato polemiche

Sbarre e reti al canyon di Campione. Ed è polemica. Da venerdì il Comune di Tremosine ha interdetto fisicamente la zona, dopo che un’ordinanza era stata firmata dal primo cittadino il 7 giugno scorso. «Al fine di garantire la pubblica incolumità delle persone – si legge nel documento – il sindaco ordina l’interdizione immediata e permanente dell’area presso l’alveo del torrente San Michele, posta tra le strutture artificiali relative alla produzione idroelettrica e l’abitato di Campione». «Sono esclusi dal citato divieto di accesso – prosegue l’ordinanza - gli operatori della Società Virgilio Cena & Figli Spa, al fine di espletare gli eventuali interventi di manutenzione».

La reazione

L’area in questione, infatti, è in concessione alla società proprietaria della centrale idroelettrica di Campione. Società che ha prodotto accertamenti geologici, affidati ad uno studio tecnico che, in una nota del 7 giugno 2022, invita il Comune di Tremosine a valutare l’interdizione dell’accesso all’area, per la potenziale pericolosità degli sfioratoi, che si attivano in modo improvviso. Una decisione che, ça va sans dire, ha suscitato le proteste delle attività sportive locali, che in quella zona organizzano canyoning, ferrate e arrampicate molto gettonate dai turisti. «Organizzo attività in questo canyon dal 2003 e in quasi vent’anni nessuno dei miei clienti si è mai ferito – racconta Thomas Engels, titolare di Sky Climber -. È un torrente molto bello e l’unico in zona adatto anche ai bambini più piccoli, di 5-6 anni». «Sono arrabbiato – prosegue Engels -, perché la società proprietaria della centrale idroelettrica, invece di mettere in sicurezza l’area, chiede di chiuderla».

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Dello stesso avviso anche Marianna Mazzon di Univela: «Mi chiedo: è possibile che nel 2022 non esita il modo di segnalare l’attivazione degli sfioratori? E se la zona è così pericolosa, perché non è interdetta anche ai dipendenti della Società? I nostri clienti vi si recano in sicurezza, con tutte le protezioni del caso, e accompagnati dalle guide alpine». «L’ordinanza è stata fatta per motivi oggettivi di rischio – replica il sindaco Battista Girardi -. Dato che era costantemente disattesa, abbiamo deciso di chiudere fisicamente l’area. Siamo consapevoli che ci sono attività che lavorano nel canyon, ma ne è preclusa solo una porzione. Inoltre, abbiamo chiesto all’Associazione italiana Canyoning un parere legale per un’eventuale deroga per queste attività. Siamo ancora in attesa di risposta».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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