Economia

Uil: «Le tasse locali tradiscono il principio di progressività»

Studio del sindacato sull'addizionale Irpef: pochi i Comuni lombardi applicano un’aliquota che cresce in base al reddito. A Brescia c’è l’esenzione fino a 13mila euro
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Il principio della progressività fiscale viene meno con le tasse locali
Il principio della progressività fiscale viene meno con le tasse locali

Il principio della progressività fiscale, sancito dall’articolo 53 della Costituzione secondo cui «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva», rischia di indebolirsi quando l’imposizione arriva a livello locale.

È quanto emerge dallo studio realizzato dalla Uil Lombardia, che ha analizzato il sistema delle addizionali regionali e comunali Irpef nella nostra regione, evidenziando profonde differenze territoriali e un’applicazione spesso incompleta della logica redistributiva prevista dalla Carta costituzionale.

La tassa regionale

A livello regionale la Lombardia mantiene infatti una struttura formalmente progressiva. L’addizionale Irpef passa dall’1,23% per i redditi fino a 15mila euro, all’1,58% tra 15mila e 28mila euro, all’1,72% tra 28mila e 50mila euro, fino all’1,73% oltre i 50mila euro. Crescita graduale che tiene conto della capacità contributiva dei cittadini.

La tassa Comunale

Il quadro cambia però quando si scende al livello comunale. Qui prevale infatti il sistema dell’aliquota unica piatta, o flat tax locale. In pratica, una volta superata l’eventuale soglia di esenzione, il contribuente paga la stessa percentuale indipendentemente dal reddito percepito. Ciò significa che un lavoratore con un reddito di 15mila euro e uno con un reddito di 80mila euro sono soggetti alla medesima aliquota comunale. Formalmente il trattamento è identico, ma l’impatto sul reddito disponibile è molto diverso e finisce per pesare maggiormente sulle fasce medio-basse.

L’analisi della Uil fotografa un vero e proprio mosaico fiscale tra i capoluoghi lombardi. Milano risulta il Comune più favorevole ai contribuenti con redditi contenuti, grazie all’esenzione totale dall’addizionale fino a 23mila euro. Seguono Mantova con una soglia di 22mila euro, Lecco e Lodi con 17mila euro, Pavia con 16 mila e Como con 15mila euro.

A Brescia

Brescia si colloca in una posizione intermedia. Il Comune prevede l’esenzione per i redditi imponibili fino a 13mila euro, una soglia superiore a quelle di Cremona, Monza, Sondrio e Varese, ma distante dalle tutele garantite da Milano, Mantova. Per chi supera la soglia, l’addizionale applicata ha un’aliquota unica dello 0,8%.

Nella parte bassa della classifica si trovano invece Bergamo, che applica direttamente un’aliquota dello 0,8% senza alcuna esenzione, Sondrio con una franchigia limitata a 10 mila euro e Varese, fanalino di coda regionale, dove l’esenzione si ferma a soli 8 mila euro.

La progressività viene meno

Lo studio denuncia come siano pochissimi i siano Comuni che applicano realmente il principio della progressività attraverso aliquote differenziate per scaglioni di reddito. «Quando due cittadini con lo stesso reddito pagano importi diversi soltanto perché vivono in Comuni differenti, significa che il sistema presenta elementi di disomogeneità che meritano una profonda riflessione. Ancora più rilevante è il fatto che alcuni Comuni lombardi abbiano già scelto di applicare una vera progressività fiscale. Questo dimostra chiaramente che una diversa impostazione è possibile», sottolinea Salvatore Monteduro, segretario confederale della Uil Lombardia.

Secondo il sindacato, il tema assume un peso ancora maggiore in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi dell’abitare, della mobilità e servizi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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