Tra ferie e cassa la Iveco di Brescia si ferma un mese

Da mercoledì 18 dicembre a domenica 19 gennaio, il sito Iveco di Brescia fermerà la produzione. L’azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali che dopo la consueta pausa natalizia (dal 18 dicembre al 6 gennaio), con l’obiettivo «di adeguare i volumi produttivi dello stabilimento alle richieste di mercato», l’attività lavorativa verrà sospesa per un ulteriore periodo (dal 7 al 19 gennaio) con l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria.
La misura interesserà oltre 1.600 lavoratori impiegati nel sito industriale di via Volturno e dediti alla produzione di Eurocargo, Daily e Minibus. Non è la prima volta che Iveco fa ricorso agli ammortizzatori sociali in aggiunta a periodi di ferie prestabiliti. In questo caso, tuttavia, il mese di «stop» nella storica fabbrica cittadina suscita qualche preoccupazione in più tra i lavoratori e le forze sindacali.
Il punto
Non va in primis trascurato il fatto che nell’arco di alcuni anni la produzione di veicoli in via Volturno si è significativamente ridimensionata. Tradotto in numeri, secondo fonti sindacali, si è passati dall’obiettivo di 17.400 veicoli posto (e mai raggiunto) a inizio 2023 ai circa 10mila previsti per il 2025.
Inoltre, vanno tenute in considerazione le incertezze che stanno pesando sull’attuale fase congiunturale. Non a caso, dall’inizio dell’autunno, si è registrato un deciso incremento delle richieste di cassa integrazione ordinaria da parte di molte altre imprese metalmeccaniche, comprese quelle artigiane. Rispetto a un anno fa, concordano i sindacati, l’attivazione della Cig non è solo una misura «preventiva» adottata dalle aziende metalmeccaniche bresciane: solo nei mesi a venire, però, scopriremo se l’utilizzo effettivo della cassa (il cosiddetto «tiraggio») sia proporzionalmente aumentato rispetto alle ore richieste all’Inps. Ciò non toglie che, confrontando i dati delle richieste di cassa ordinaria di inizio dicembre (297 aziende con 16.182 lavoratori coinvolti) con quelli dello scorso anno (a dicembre 2023: 217 aziende con 10.206 lavoratori interessati), emerge chiaramente il forte ricorso agli ammortizzatori anche da parte di realtà siderurgiche e dell’automotive.
Stanadyne e Prandelli
In attesa di capire come si aprirà il nuovo anno, vi sono un paio di vertenze delicate che ieri sono finite del prefetto Andrea Polichetti. A Palazzo Broletto si sono seduti intorno al tavolo insieme ad alcuni rappresentanti istituzionali, i primi cittadini di Castenedolo e Lumezzane e i delegati dei lavoratori della Stanadyne e della Prandelli.
Le due aziende hanno annunciato nelle scorse settimane che cesseranno l’attività, mettendo a rischio circa 150 posti di lavoro. Sulle due vertenze, in particolare su quella della Stanadyne di Castenedolo vi hanno posto l’attenzione anche il mondo della politica bresciana: oggi alle 15, confermano dal sindacato, si terrà nel piazzale dell’azienda un’assemblea pubblica alla quale hanno aderito rappresentanti dei comuni limitrofi, della Regione Lombardia, del Parlamento della Repubblica, oltre ai vertici di vari partiti.
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