Economia

Terme di Sirmione: «Nel 2022 il nostro miglior bilancio»

I ricavi superano quota 40,4 milioni, l’utile sale a 3,6 milioni. Il presidente Giacomo Gnutti: «Ma resta uno scenario difficile»
Una veduta delle Terme di Sirmione © www.giornaledibrescia.it
Una veduta delle Terme di Sirmione © www.giornaledibrescia.it

Obiettivo raggiunto. E probabilmente il meglio deve ancora venire. La strategia intrapresa dal management di Terme di Sirmione sta portando ai risultati attesi: nel 2022, la società controllata dalla Fgh - Franco Gnutti Holding «registra il suo migliore bilancio di esercizio», conferma una nota. I ricavi realizzati della storica realtà termale bresciana hanno raggiunto quota 40,4 milioni di euro, evidenziando una crescita del 49% rispetto al 2021 e addirittura dell’1,5% sul 2019, quando la pandemia da Covid non aveva ancora dato segno della sua esistenza.

«L’obiettivo per il 2022 - non nascondeva già lo scorso anno, sempre di questi tempi, la direttrice generale di Terme di Sirmione Margherita De Angeli - è il superamento della soglia di 40 milioni di euro di ricavi, nonostante le problematiche contestuali fortemente condizionanti». Dictum factum. E in effetti, seppur il 2022 verrà archiviato dall’azienda benacense tra i migliori della sua storia, le difficoltà non sono mancate. Anzi.

«Se da un lato i risultati aziendali sono stati soddisfacenti - convengono dalla penisola cara a Catullo -, il 2022 ha visto un quadro europeo indebolito da eventi macro-economici che hanno sconvolto equilibri e scenari geopolitici con conseguenti ricadute sociali ed economiche e pesanti a partire dall’incremento dei prezzi delle materie prime, del gas e dell’energia». Per di più, il reperimento del personale è rimasto un tema critico comune a molti operatori del settore turistico. «In questo contesto - chiarisce la medesima nota - Terme di Sirmione ha risposto dado maggiore stabilità all’organico, trasformando sempre più contratti da stagionali a tempo indeterminato e investendo in migliaia di ore di formazione. Il 2022 si chiude con la punta massima di 454 dipendenti, di cui 254 a tempo indeterminato».

Gli investimenti

Non va peraltro trascurato che, sempre nel corso dello scorso anno, Terme di Sirmione ha contabilizzato investimenti per 1,56 milioni di euro; risorse che vanno aggiungersi agli oltre 4 milioni già stanziati per il completo restyling dell’Hotel Fonte Boiola.

«L’industria del turismo è una delle attività chiave per poter costruire uno sviluppo diffuso e sostenibile del Paese - commenta il presidente Giacomo Gnutti, confermato alla guida del Cda, così come tutti gli altri componenti, dall’assemblea dei soci del 4 maggio -. Oggi stiamo pagando la polverizzazione delle imprese turistiche e una governance spezzettata. È necessaria una forte e diffusa cultura dell’ospitalità, connotata da un sistema di standard, di performance percepibile dal cliente, di coerenza nel medio e lungo termine. Questo non è una realtà nel nostro mercato nazionale, anche quello termale e dell’ospitalità, caratterizzato da staticità e approssimazione». La società bresciana, invece, si muove in un’altra direzione. «In Terme di Sirmione - continua Gnutti - facciamo da tempo una politica di offerta destagionalizzata, con una politica di offerta destagionalizzata, con un beneficio che si espande a tutta la destinazione e alle sue imprese». I risultati di questa strategia sono espressi nell’ultimo bilancio, che oltre altre al record dei ricavi, chiude con un Ebitda di 8,16 milioni (pari al 21,7% del fatturato) e un utile di 3,6 milioni al netto di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti per 3,1 milioni e imposte per 1,36 milioni.

Non è un caso, inoltre, che Terme di Sirmione abbia anche arricchito il suo palmares di altri riconoscimenti internazionali. «Questo è il risultato di un costante investimento sul cliente», aggiunge la direttrice De Angeli. Anche per questo motivo il presidente Gnutti sollecita «percorsi di formazione e crescita tecnica sviluppati con una logica industriale che il turismo in Italia ancora non ha, allontanando opportunismi che non fanno crescita strutturale. La stessa crisi del personale - fa notare -, soprattutto nel nostro settore, corrisponde alla crisi della formazione scolastica e alla presenza diffusa di fenomeni d’impiego anomali che non tutelano né la qualità del servizio né il dipendente ma privilegiano solo il breve tempo a danno del Paese e di chi fa correttamente impresa».  

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