I robot non dormono, non chiedono ferie e non pagano tasse. Ma in un mondo in cui le macchine sostituiscono sempre più spesso le persone, cresce la domanda: è giusto che producano ricchezza senza contribuire al bene comune? L’idea di tassare i robot, o i profitti generati dall’automazione, è tornata ciclicamente nel dibattito pubblico, trovando spazio anche sulle pagine del Giornale di Brescia e in una proposta di legge depositata in Parlamento. Il tema merita un approfondimento perché divide economisti, imprenditori e politici.
L’argomento non è nuovo. Già Bill Gates, anni fa, aveva proposto una robot tax per compensare la perdita di gettito fiscale derivante dall’automazione. Quando un robot sostituisce un lavoratore, infatti, spariscono anche i contributi e le imposte sul reddito che quel lavoratore versa. Una parte della produttività guadagnata dalle macchine, sosteneva Gates, dovrebbe tornare alla collettività per finanziare formazione, welfare e nuove opportunità occupazionali.



