Target 2035 irrealistici, serve un cambio di rotta

Il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava, lo va dicendo fin dal 2022, da quando a Bruxelles venne approvato il controverso pacchetto di riforme Fit For 55: «Le automobili elettriche non risolveranno il problema dell’inquinamento». «La mobilità del futuro non potrà basarsi solo sull’auto elettrica: per raggiungere gli obiettivi green bisogna puntare sulla neutralità tecnologica, che permette una reale innovazione di processo e di prodotto, non ideologica».
A tre anni di distanza, sono i massimi esponenti dell’industria automobilistica europea ad alzare la voce contro la messa a bando del motore endotermico. In una lettera inviata alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, i presidenti delle associazioni dei costruttori (Acea) e dei fornitori (Clepa) – rispettivamente Ola Källenius, ceo di Mercedes – Benz, e Matthias Zink, top manager di Schaeffler – hanno chiesto «un definitivo e immediato cambio di rotta sulle politiche di decarbonizzazione».
La transizione, scrivono, così come pensata dall’Europa «non è più fattibile» alla luce delle attuali condizioni economiche e geopolitiche; della dipendenza dall’Asia per quanto riguarda le batterie; della mancanza di infrastrutture di ricarica; di costi di produzione più elevati rispetto ai competitor e dazi Usa punitivi.
I manager chiedono quindi «un approccio di neutralità tecnologica, includendo ibride plug-in, motori termici ad alta efficienza, idrogeno e carburanti decarbonizzati (biocar-buranti ed e-fuel).
Meglio tardi che mai verrebbe da dire. In questi anni Confindustria Brescia, Regione Lombardia attraverso l’assessore allo sviluppo economico Guido Guidesi con il supporto scientifico del Cluster Lombardo della Mobilità guidato da Saverio Gaboardi e delle università, hanno fatto squadra per spiegare in Europa come la strada dalle neutralità tecnologica fosse l’unica percorribile per scongiurare quello che Guidesi definisce «il più grande suicidio industriale della storia» (a rischio nel continente sarebbero 500.000 posti di lavoro).
Ora tocca all’Europa dare risposte concrete e apportare cambiamenti. Ma ieri da Bruxelles è arrivato un segnale non troppo rassicurante: l’Automotive Regions Alliance (organizzazione che rappresenta i 40 territori europei interessati dalla transizione industriale e guidata da Regione Lombardia) è stata esclusa dal tavolo europeo sul futuro dell’automotive convocato dalla Commissione per il prossimo 12 settembre. È questa - spiegano gli industriali - l’ultima occasione per correggere la rotta e adeguare le strategie europee alla realtà con la quale si confronta oggi l’Europa.
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