Economia

Sportelli bancari: 29 Comuni bresciani sono senza un’agenzia

Nell’arco di cinque anni il calo è di circa il 20%. Nel capoluogo si è passati da 201 agli attuali 154
Uno sportello bancario
Uno sportello bancario
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Prosegue l’emorragia degli sportelli bancari, anche nel Bresciano. Effetto del risiko bancario, in primis la fusione per incorporazione di Ubi Banca in Intesa San Paolo, mentre peraltro più insistenti si fanno i rumors attorno ad una possibile acquisizione del gruppo Mps da parte di Unicredit. Ma, anche, di un più generalizzato trend in corso ormai da anni, che punta ad una razionalizzazione della rete e ad una riduzione dei costi di gestione. Continua così la chiusura di filiali specie nei piccoli Comuni del territorio, che restano senza un’agenzia di prossimità per famiglie ed imprese.

Che il mondo del credito stia cambiando progressivamente pelle è certificato dai dati di Banca d’Italia, in base ai quali sono 29 ad oggi i Comuni bresciani, sul totale di 205, privi di una «bandierina» che segnali la presenza almeno di uno sportello bancario.

Di fatto, sempre secondo le rilevazioni di Palazzo Koch gli sportelli bancari in provincia di Brescia sono scesi dagli 899 al 31 dicembre 2015 ai 724 nella stessa data del 2020, con una perdita di 175 presìdi territoriali (quasi il 20% in meno). Molti sono centri con una bassa densità di popolazione, al di sotto dei 3mila abitanti, ma troviamo anche Ome, con oltre tremila abitanti, che perde le due succursali presenti nel 2015, al pari di Acquafredda (1.500 abitanti); spariscono pure lo sportello di Berzo Inferiore (paese da 25.000 abitanti) e quello di Temù (oltre 1.100). A segnare il calo più vistoso è il Comune capoluogo, che condensa il maggior numero di filiali: a Brescia erano 201 nel 2015, dopo la fine del 2020 se ne contano 154. Si contraggono di un terzo le filiali di Rovato e Lumezzane (oggi sono, rispettivamente, 14 e 11, cinque in meno del dato precedente); Palazzolo, Desenzano, Concesio riducono di quattro unità, Montichiari di tre. Quanto alla tipologia di istituti, nel quinquennio 2015-2020 le filiali si banche spa sono passate da 430 a 397.

Gli sportelli di banche estere si ridimensionano da 10 a 3; più che dimezzate le banche popolari cooperative, che da 230 diventano 102, lasciando sul campo ben il 55%. Tengono invece le banche di credito cooperativo, solo sette in meno nei cinque anni, da 229 a 222.

Parallelamente diminuisce il numero di dipendenti, scesi in cinque anni da 6.547 a meno di 6.150. A lanciare l’allarme è, tra l’altro, uno studio della First Cisl, la federazione dei lavoratori bancari, secondo la quale la smania di maxifusioni che attraversa il settore non ha giustificazioni reali. Il bilancio del primo trimestre del 2021delle grandi banche denota «commissioni in crescita, produttività sempre più alta, rapporto tra costi operativi e ricavi molto al di sotto della media dei maggiori gruppi bancari europei».

«Le banche - commenta il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani - hanno dichiarato a più riprese di voler aumentare il credito per sostenere la ripresa e accompagnare gli investimenti pubblici previsti dal Pnrr. Per questo invece di altre fusioni servono piani di impresa che prevedano più occupazione e maggiore presenza sui territori al fine di sostenere le famiglie e le piccolo-medie imprese».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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