Smart working, nuove regole per circa 60mila lavoratori bresciani

Da martedì 7 aprile entrano in vigore le norme sull’informativa sulla sicurezza per il lavoro agile: nel Bresciano interessano circa il 10% degli occupati. Ecco cosa cambia
Smart working, arrivano le nuove norme
Smart working, arrivano le nuove norme
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A Brescia lo smart working resta una realtà minoritaria ma ormai strutturale: quasi 60mila lavoratori, poco più del 10% degli occupati, nel 2024 hanno lavorato da casa almeno per una parte del tempo. Un fenomeno meno diffuso rispetto alla media lombarda, ma comunque significativo in un territorio a forte vocazione manifatturiera. Ed è proprio su questa platea, fatta in gran parte di utilizzi saltuari e legati a specifiche mansioni, che si riflettono le novità introdotte dalla normativa in vigore da martedì 7 aprile, destinata a cambiare non tanto il lavoro agile in sé, quanto le regole con cui viene gestito.

Così cambiano le regole

Non cambia il lavoro agile, ma cambia il modo in cui deve essere governato. È questo il senso della legge 34/2026, collegata al Ddl Pmi, che interviene su un aspetto finora spesso trascurato: la sicurezza dei lavoratori da remoto. Non vengono introdotti nuovi limiti allo smart working, ma viene rafforzato un obbligo già previsto dal 2017, rendendolo effettivo e, soprattutto, sanzionabile.

Lavoro agile, a Brescia interessate circa 60mila persone
Lavoro agile, a Brescia interessate circa 60mila persone

Il punto centrale è l’informativa scritta sui rischi legati al lavoro svolto fuori dai locali aziendali. Un documento che i datori di lavoro dovranno consegnare almeno una volta all’anno ai dipendenti in modalità agile e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Finora si trattava di un adempimento spesso rimasto sullo sfondo; dal 7 aprile diventa invece un passaggio imprescindibile.

In caso di mancata consegna sono previste sanzioni pesanti: da due a quattro mesi di arresto e multe fino a quasi 7.500 euro.

Fermarsi all’aspetto sanzionatorio, però, rischia di essere riduttivo. Il cuore della riforma è un altro: adattare le regole della sicurezza a un lavoro che si svolge sempre più spesso lontano dall’azienda. In assenza di un controllo diretto, cresce il ruolo dell’informazione e della responsabilizzazione del lavoratore. L’informativa diventa così il principale strumento attraverso cui il datore di lavoro trasferisce conoscenze, consapevolezza e indicazioni operative per prevenire i rischi.

Il documento dovrà indicare in modo puntuale i rischi connessi allo smart working, con particolare attenzione all’uso dei videoterminali: affaticamento visivo, posture scorrette, stress lavoro-correlato. Temi che incidono sulla quotidianità di chi lavora da casa o da altri luoghi scelti autonomamente e che, proprio per questo, sfuggono alla supervisione aziendale.

Lavoro agile: i numeri a Brescia

L’impatto della norma riguarda da vicino anche il territorio bresciano. La maggioranza degli smart worker locali (35.193 persone) utilizza il lavoro agile solo per alcuni giorni, meno della metà del tempo, mentre 24.513 lavoratori lo adottano in modo più continuativo.

La distribuzione per genere vede una prevalenza numerica degli uomini (31.365 contro 28.341 donne), ma in termini percentuali sono le lavoratrici a ricorrere di più allo smart working: l’11,3% contro il 9,3% degli uomini.

Quasi la metà dei lavoratori agili bresciani, 29.491 persone, si concentra nella fascia tra i 30 e i 49 anni; rilevante anche la presenza degli over 50, oltre 21mila unità, mentre i più giovani restano una minoranza. Numeri che restano comunque lontani dalla media lombarda (19,1% degli occupati) e soprattutto dalla realtà milanese, dove il lavoro da remoto coinvolge circa quattro lavoratori su dieci.

A determinare questo divario è la struttura produttiva della provincia, fortemente legata all’industria e alla manifattura, settori in cui la presenza fisica resta indispensabile. Proprio per questo, la nuova normativa non amplia la platea dello smart working, ma punta a renderlo più sicuro e consapevole.

L’obiettivo è chiaro: garantire tutele adeguate anche fuori dai luoghi di lavoro tradizionali, rafforzando responsabilità e informazione in un modello organizzativo destinato a restare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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