Salumificio Aliprandi, il fatturato torna a salire dopo l’addio di Auchan

«Nessun passaggio di mano». È netta la smentita della famiglia Aliprandi alle notizie rimbalzate nei giorni scorsi sul web, e riportate da quotidiani nazionali, della cessione dello storico Salumificio Aliprandi (per la ragguardevole cifra di 37 milioni di euro) all’imprenditore napoletano Franco Agnello. «Siamo sorpresi, non c’è nulla di vero negli articoli pubblicati - dichiarano i fratelli Andrea e Luca, che insieme a papà Luigi detengono la maggioranza del gruppo attraverso la holding San Michele -. Il Salumificio Aliprandi fa gola a molti, ha grandi potenzialità anche se in questo momento sta attraversando un momento di difficoltà. Non abbiamo venduto ad Agnello e al momento non abbiamo nessuna intenzione di farlo».
Il napoletano
La «fake» della vendita del salumificio si è rincorsa lungo tutto il weekend. Originario di Torre Annunziata, Agnello fa parte di una famiglia di imprenditori con una lunga storia nel mondo della distribuzione delle acque minerali (su tutti il marchio Lete). Negli ultimi anni - attraverso la holding Italudo - ha sposato un progetto volto ad acquisire marchi storici «a rischio di sopravvivenza»: tra questi la Paluani di Verona, famosa per il pandoro; il pastificio Conforti nel Pisano; lo scorso agosto era stato acquistato il Salumificio Venegoni nel Milanese. Inglobare il marchio con la stella rossa Aliprandi avrebbe rappresentato la ciliegina sulla torta.
L’incontro

Un contatto tra gli Aliprandi ed Agnello in effetti c’è stato. Due settimane fa il consulente finanziario del gruppo gussaghese, Alessandro Ceriani, ha incontrato a Roma i vertici di Italudo. «È stato un incontro informale. Ci hanno cercato loro - spiega Ceriani -. Abbiamo parlato di opportunità commerciali: Italudo è un grosso gruppo della distribuzione di acque minerali, ha contatti con la Gdo. È evidente che ci possono essere sinergie commerciali, al momento nulla di più».
Il salumificio gussaghese
È la macelleria il punto di forza del Salumificio Aliprandi che possiede strutture produttive d’eccellenza, con linee in grado di lavorare oltre 10 milioni di kg di carne l’anno. Ad avviare l’attività era stato nel 1940 nonno Ottavio; con i figli Luigi e Ferdinando si era avviata la lavorazione delle carni e degli insaccati freschi. Con la terza generazione degli Aliprandi il gruppo è riuscito a superare i 70 milioni di euro di fatturato, soprattutto grazie alla collaborazione con il gruppo della Gdo, Auchan.
«Siamo stati pionieri in Italia nel confezionamento della carne in atmosfera protetta - spiegano con orgoglio gli Aliprandi -. La partnership con Auchan ci ha consentito di investire per primi negli impianti per le nuove vaschette».
Il tracollo

L’uscita di scena dall’Italia del colosso francese della Gdo ha comportato un vero e proprio tracollo dei ricavi: nel 2021 il fatturato è sceso a 29 milioni e l’esercizio si è chiuso con una perdita di 5 milioni di euro. «Il passaggio dei supermercati alla Conad ha comportato l’interruzione di qualsiasi rapporto commerciale - dichiarano i fratelli Andrea e Luca -. Abbiamo quindi avviato un processo di ristrutturazione aziendale: aumentando l’efficienza e la produttività; rafforzato il commerciale, puntando sui clienti locali e dell’horeca; infine consolidato il credito con il ceto bancario».
La cura del gruppo - affidata all’amministratore Adelmo Moretti, manager di lungo corso, ed al consulente finanziario Alessandro Ceriani - sta dando i primi frutti: il fatturato del Salumificio è tornato a salire e nel 2022 ha superato i 35 milioni di euro. E per ora - garantiscono gli Aliprandi - non è in programma nessuna cessione dell’attività.
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
