Economia

Risiko, Intesa Sanpaolo sfida Banco Bpm per il controllo di Mps: il punto

Riassetto del sistema bancario italiano al secondo atto. La prima mossa è di Piazza Meda, ma in meno di dodici ore arriva la replica di Ca’ de Sass. Nella partita anche Unipol e Bper
La storica sede di Banca Monte Paschi di Siena
La storica sede di Banca Monte Paschi di Siena

Il secondo atto del risiko bancario italiano verte su una doppia sfida per il controllo di Banca dei Monti Paschi di Siena. La prima mossa l’ha fatta ieri pomeriggio Banco Bpm, proponendo «un’aggregazione» con Mps. In meno di dodici ore si è registrata la contromossa di Intesa Sanpaolo, che ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sull'istituto di credito senese.

Il punto

Facciamo ordine. Sono da poco passate le 2 di un caldo pomeriggio di giugno quando le agenzie di stampa lanciano, a sorpresa, la prima nota di Banco Bpm: «Il Cda ha deliberato all’unanimità di inviare a Banca Monte dei Paschi di Siena una comunicazione nella quale Banco Bpm ha rappresentato il proprio interesse ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti». L’operazione, strutturata secondo le modalità tipiche di un «merger of equals», consentirebbe la creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà. In tale contesto, l’operazione si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca (attualmente in corso) in maniera «efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo gruppo». 

La sede di Banco Bpm, a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La sede di Banco Bpm, a Milano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

I dettagli

La nota di Banco Bpm spiega che l’aggregazione tra Banco Bpm e Mps «si fonderebbe su un chiaro razionale strategico, basato su una serie di elementi chiave che, nel loro insieme, esprimono i principali driver di creazione di valore del gruppo risultante dall’aggregazione». In primis nascerebbe un nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario domestico per dimensioni, in grado di far fronte alle nuove sfide dettate dall’evoluzione del mercato bancario e di sostenere la crescita del Paese. Il comunicato ricorda l’integrazione geografica che ne deriverebbe con una copertura completa su tutto il territorio nazionale, con una radicata presenza nelle regioni italiane a maggiore potenziale (in particolare, primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto) e un rafforzamento del posizionamento competitivo anche in diverse regioni del Centro e del Sud Italia. Viene inoltre evidenziata la complementarità industriale delle fabbriche prodotto ed elevato upside derivante dalla loro possibile ottimizzazione, con riferimento sia alle attività storicamente esternalizzate da Mps e recentemente internalizzate da Banco Bpm, sia alle fabbriche prodotto complementari apportate dal polo Mps–Mediobanca. Sono inoltre citati ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali, le sinergie a regime, la capitalizzazione.

Giuseppe Castagna è al vertice di Banco Bpm - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Castagna è al vertice di Banco Bpm - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Le Generali

Nello specifico, a tal proposito, la nota di Banco Bpm evidenzia che in caso di aggregazione dell’istituto con Mps, emergerebbero anche «benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali, la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders». L’operazione di fusione tra Banco Bpm e Mps presenterebbe una significativa attrattività dal punto di vista finanziario per tutti gli azionisti. Così è scritto nel comunicato dell’istituto di Piazza Meda che riporta che la posizione patrimoniale dell'istituto sarebbe ai vertici del settore, con un CET1 ratio fully loaded pro-forma pari a circa il 15%, senza considerare gli ulteriori benefici potenziali derivanti dall’eventuale estensione del «Danish Compromise» alla partecipazione in Generali. Inoltre comporterebbe una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi, valorizzando le sinergie al netto dei costi di integrazione, stimati in circa 1,1 miliardi al lordo delle imposte. A regime l’istituto vanterebbe una potenziale generazione di utile netto di 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale.

La Torre Hadid o Torre Generali, a Milano, quartier generale della compagnia di assicurazioni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La Torre Hadid o Torre Generali, a Milano, quartier generale della compagnia di assicurazioni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La reazione

La domenica scorreva così in vista del Cda di Mps, già convocato per questa mattina. Alle 18:46, però, l’agenzia Radiocor annuncia all’improvviso che un Consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo è atteso per il tardo pomeriggio. Ecco il colpo di scena: all’ordine del giorno della riunione della Banca guidata da Carlo Messina vi è l’avvio di un’operazione congiunta con Unipol e Bper su Mps per contrastare la proposta di aggregazione presentata formalmente in mattinata dal Cda di Banco Bpm a Siena. Un paio di ore più tardi giunge un’ulteriore conferma su questa operazione. Intorno alle 21 si scopre che è in corso anche un Cda di Unipol, in concomitanza con quello convocato da Intesa Sanpaolo. «Al vaglio – riportano ancora le agenzie di stampa – c’è una possibile operazione su Banca Mps. È probabile che i termini dell'eventuale, clamorosa, offerta di acquisto congiunta Intesa Unipol vengano resi noti domattina, prima dell'apertura dei mercati». E così sarà.

Con questa operazione, Intesa Sanpaolo diventerebbe una delle maggiori banche europee - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Con questa operazione, Intesa Sanpaolo diventerebbe una delle maggiori banche europee - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il rilancio

Di primo mattino, a Borse ancora chiese, arriva la nota di Intesa Sanpaolo con il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sull’intero capitale di Mps. Per ogni titolo di Rocca Salimbeni l’istituto guidato dall’a.d. Carlo Messina pagherà 1,6 azioni proprie e 1 euro cash: in base agli attuali corsi di Borsa, il concambio valorizza Mps 10,091 euro, con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura di venerdì, del 17,4% sul prezzo medio degli ultimi tre mesi e 18,7% a sei mesi. Intesa ha siglato anche un accordo vincolante con Unipol, che prevede che quest’ultima rilevi, dopo l’Opas, «una entità giuridica bancaria comprendente il brand Mps, circa 635 filiali di Mps e la maggior parte delle strutture/attività centrali di Mps necessarie per operare come banca in modo indipendente, per un corrispettivo per cassa pari a circa 3-3,5 miliardi». Intesa, da parte sua, manterrà «Mediobanca e il suo marchio, circa 625 filiali di Mps e una componente limitata di strutture centrali di Mps, complessivamente rappresentanti circa l’ 80% dell’utile netto 2025 di Mps+Mediobanca».

I numeri

Intesa Sanpaolo prevede di ottenere «sinergie di ricavo e costo derivanti dall’aggregazione» con Mps «stimate a regime in circa 2,9 miliardi ante imposte per anno, ammontare che si prevede di raggiungere a partire dal 2029». Nel dettaglio, le sinergie di costo sono stimate a regime in 1,5 miliardi lordi annui, «derivanti dalle economie di scala e dalla provata capacità» di Intesa «di operare efficientemente sul mercato con una struttura operativa agile e senza aggiungere complessità, anche grazie all’estensione al perimetro» di Mps «di Isytech, la piattaforma tecnologica digitale cloud-native» di Intesa. I costi di integrazione una tantum sono stimati complessivamente in circa 2,1 miliardi lordi (1,4 miliardi dopo le imposte). Le sinergie di ricavo, d'altra parte, stimate a regime in circa 1,4 miliardi lordi annui, «derivanti dall’ampliamento della base clienti, dall’incremento della produttività e della redditività grazie all’integrazione tra le fabbriche prodotto di proprietà esclusiva e le reti di distribuzione dei rispettivi gruppi, facendo leva su un modello di offerta distintivo».

La sede del gruppo Unipol, a Bologna
La sede del gruppo Unipol, a Bologna

La strategia

L’offerta, sottolinea Intesa, «ha come obiettivo strategico l’ulteriore rafforzamento della leadership europea di Intesa Sanpaolo nel Wealth Management, Protection & Advisory e della sostenibilità della creazione di valore per tutti gli stakeholder, senza alcun rischio di integrazione anche in considerazione della comprovata capacità di Intesa Sanpaolo di realizzare integrazioni di successo con attenzione alle persone». Il gruppo che nascerà post fusione potrà «rafforzare ulteriormente il supporto all’economia reale e sociale da leader europeo» e accrescerà «la creazione e distribuzione di valore realizzando importanti sinergie senza costi sociali, con un’integrazione agevole dei sistemi It anche grazie alla piattaforma tecnologica digitale cloud-native isytech di Intesa Sanpaolo». Il perimetro Mps che non sarà ceduto a Unipol «ha un modello di business ben diversificato e resiliente, a supporto dell’economia reale dell’Italia e caratterizzato da una significativa componente di Wealth Management, Credito al Consumo e Corporate & Investment Banking, pienamente coerente con il modello di business e le strategie del gruppo Intesa Sanpaolo», mentre «la partecipazione in Assicurazioni Generali rappresenta soltanto un investimento azionario».

Le opzioni

Il nuovo gruppo potrà contare su una «rete distributiva capillare con una copertura territoriale senza eguali: circa 3mila filiali in tutte le regioni italiane». Per quanto riguarda Mediobanca (di cui Ca' de Sass detiene lo 0,2%), Intesa precisa che se la prevista fusione con Mps avverrà prima della chiusura dell’Opas, l'offerta «sarà estesa anche alle azioni» Mps «di nuova emissione che dovessero essere emesse ai fini del concambio della fusione» con Mediobanca. Se invece la fusione non sarà completata, Intesa diventerà indirettamente titolare della quota di Mps in Piazzetta Cuccia e «promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria» sul capitale residuo. 

Il Leone

«A seguito dell’intervenuta decisione di promuovere l’offerta» su Mps, il Cda di Intesa Sanpaolo «ha approvato l’acquisto di una partecipazione pari al 3,01% del capitale sociale di Assicurazioni Generali e la sottoscrizione con una primaria controparte finanziaria di un contratto derivato di copertura avente quale sottostante la stessa partecipazione». Lo annuncia la banca nel comunicato relativo all’Opas su Mps. L’operazione, sottolinea la nota, «ha natura meramente finanziaria, ha durata temporanea e comunque è funzionale ad assicurare che l’offerente possa mantenere, successivamente al buon esito dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Assicurazioni Generali secondo il metodo del patrimonio netto».

Le filiali

Dopo la domenica che ha sconvolto gli equilibri della finanza italiana, anche Unipol alza il velo sul suo progetto di conquista di (una parte) di Mps. Il Cda della compagnia di Bologna, infatti, ha approvato la sottoscrizione di un accordo con Intesa Sanpaolo, impegnandosi ad acquisire da Ca de’ Sass - dopo l’Opas di quest’ultima su Mps - 635 filiali di Rocca Salimbeni. Il corrispettivo massimo dell’acquisizione sarà pari a 3,5 miliardi di euro. A quel punto entra in campo Bper, alla quale Unipol propone la combinazione con la «nuova» Mps proponendo di denominare la «combined entity» Banca Monte dei Paschi. Per realizzare questa operazione, Unipol sottoporrà a una prossima assemblea straordinaria degli azionisti la proposta di delega al Cda per aumentare il capitale sociale per un ammontare massimo di 2,5 miliardi di euro. Nascerebbe così «un nuovo campione italiano nel settore bancario nazionale che si posizionerebbe al secondo posto».

Bper Banca ha sede a Modena
Bper Banca ha sede a Modena

La Borsa

Nel frattempo, le Borse europee aprono la settimana in segno di «debolezza» sui timori innescati dalla ripresa degli attacchi in Medio Oriente, che per altro spingono al rialzo anche il valore del greggio (+4,5% a 94,65 dollari al barile il wti e +5% a 97,8 dollari il Brent del Mare del Nord). Francoforte cede l'1,18%, Parigi lo 0,76%, Amsterdam lo 0,72%. Milano tuttavia argina le perdite allo 0,28%, beneficiando della performance delle banche, dopo le ultime novità sul risiko.

Le Borse europee hanno aperto la settimana in segno di debolezza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Le Borse europee hanno aperto la settimana in segno di debolezza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il Ceo Messina

Alle 10, in conference call con gli analisti, il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina spiega che l’offerta su Mps rappresenta «una opportunità unica per rafforzare la nostra posizione come leader europeo e la nostra presenza in Italia, generando valore significativo per gli azionisti di entrambe le banche. Ho sempre detto che le migliori opzioni di crescita esterna per noi sarebbero state nel wealth management o in reti in Italia», per cui tuttavia «ci sarebbero stati problemi Antitrust e quindi avremmo avuto bisogno di una controparte disposta a pagare cash gli asset da cedere», ha sottolineato Messina. L'operazione, quindi, «posiziona» Intesa «per un futuro ancora più forte», ha concluso.

Sul Leone di Trieste: «La nostra intenzione è mantenere il 13,5% di Generali» e la quota di utile netto collegata a questa quota, senza «coinvolgimento nella gestione della società: non abbiamo interesse per questo». Lo ha spiegato l'a.d. di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nel corso della conference call di presentazione dell'Opas su Mps. «Se mi chiede se vogliamo fare un’acquisizione di Generali la risposta è no», ha notato ancora rispondendo alle domande degli analisti.

Il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il confronto

«Penso sia una lettera d’amore, un "ti amo, per favore rispondi alla mia richiesta", ma non credo che si possa chiamare offerta». Così l'a.d. di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, commenta la proposta di Banco Bpm a Mps affinché le due banche valutino un'aggregazione. «La nostra è un’offerta, una vera offerta», ha aggiunto. Messina ha inoltre sottolineato che la mossa di Intesa «non è una risposta a Banco Bpm». «Abbiamo lavorato su questa operazione per molto tempo», anche perché c'è voluto tempo per definire l'intesa con Unipol, ha notato ancora: «Probabilmente facendo una lettera hanno provato loro ad anticipare la nostra offerta, che è la vera offerta». Messina, infine, ha notato che l’a.d. di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, «è un ottimo amico e mi è stato vicino» (il riferimento è alla recente scomparsa della madre di Messina, ndr), «ma il loro approccio non va considerato un’offerta».

Lo scenario

«Non c’è possibilità di alzare l'offerta» su Mps, «paghiamo già un premio significativo per una banca che sta attraversando una trasformazione importante». Lo ha spiegato in seguito l’a.d. di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Mps, ha notato in particolare Messina, «ha alcuni punti di debolezza, guardando il processo di governance, che devono essere considerati come punti di domanda in termini di creazione di valore per il futuro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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