Economia

Rinnovabili, primato della Cer Valle Camonica: 7,8 MW di potenza

L’iniziativa coinvolge 23 Comuni e 248 membri: un centinaio di pmi accanto alle famiglie. Partner tecnico è la Esco Fedabo
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Pannelli solari su un tetto
Pannelli solari su un tetto

Raggiungere una potenza di 7,8 MW per una singola comunità energetica rinnovabile non è solo un buon risultato; potremmo definirlo un traguardo eccezionale, che colloca il progetto della Cer Valle Camonica tra i primi in Italia per condivisione di energia rinnovabile.

Per avere un ordine di grandezza basta infatti pensare che la potenza di 7,8 MW è circa 100 volte superiore alla media italiana delle Cer che oggi è compresa tra 60 e 85 kW per singola comunità. Ecco spiegato perchè l’iniziativa camuna può essere definita un vero polo energetico territoriale diffuso, che lega transizione energetica alla partecipazione civica: non soltanto pannelli fotovoltaici, incentivi e bollette più leggere; ma relazioni, fiducia e responsabilità condivisa.

I membri

Costituita nel gennaio 2025 su iniziativa di 23 Comuni e della Comunità Montana, con il supporto tecnico della Esco Fedabo, la Cer Valle Camonica conta oggi 248 membri tra enti pubblici, un centinaio di imprese e cittadini. Elemento distintivo è anche la governance. Il cda della Cer è composto da un gruppo di amministratori locali giovani: il presidente è Simone Bresadola, sindaco di Cevo; vicepresidente è Alberto Farisè, sindaco di Piamborno. Ne fanno parte inoltre Federico Laini (sindaco di Pisogne), Mattia Pelicchetti (sindaco di Sellero), Giuseppino Lippi (sindaco di Corteno), Pietro Pezzutti (in rappresentanza di Niardo e Comunità Montana) e Stefano Sapienza (in rappresentanza del Comune di Breno). Una compagine che esprime un approccio istituzionale compatto e intercomunale, elemento non secondario in un settore dove la massa critica è determinante per la sostenibilità economica.

Energia green

L’aspetto sostenibilità del progetto non va sottovalutato. I 7,8 MW di potenza consente di coprire il fabbisogno elettrico annuo di quasi 3.000 famiglie (a fronte di un consumo medio di 2.700 kWh/anno) e di evitare l’emissione di 3.500-4.000 tonnellate di CO2 l’anno. Oggi il potenziale incentivo stimato è di oltre 250mila euro l’anno per 20 anni, destinato a essere reinvestito in progetti di utilità sociale sul territorio.

Ricordiamo che il modello Cer, nella sua configurazione normativa, è un soggetto giuridico autonomo che consente a cittadini, imprese ed enti pubblici di condividere l’energia prodotta localmente da fonti rinnovabili. «Il valore non si esaurisce nel risparmio individuale – spiegano i fondatori –: l’energia condivisa genera un flusso economico che resta sul territorio. In un’area montana esposta ai fenomeni di spopolamento, la leva energetica assume una valenza strategica: trattenere risorse, finanziare iniziative sociali, sostenere l’economia locale e rafforzare la coesione istituzionale. La Cer diventa così anche strumento di politica territoriale».

«Il progetto – ci spiegano – integra inoltre una componente educativa più che economica. Il vero salto culturale sta nel modo in cui si utilizza l’energia. Ovvero massimizzare l’autoconsumo nelle ore di sole, quando l’energia viene prodotta: concentrare i consumi elettrici nelle fasce diurne aumenta la quota di energia condivisa e, conseguentemente, il beneficio economico collettivo. L’efficienza, in questo schema, non è solo tecnologica ma organizzativa».

Non solo sperimentazione

In un contesto segnato dalle rimodulazioni delle risorse Pnrr e dalle incertezze regolatorie, il caso della Valle Camonica segnala come le comunità energetiche, se strutturate su base istituzionale ampia e con adeguata massa critica, possono superare la fase sperimentale e assumere una dimensione industriale.

«Il primato dei 7,8 MW non è soltanto un record numerico – spiegano –: indica che la transizione energetica, quando coordinata a livello territoriale, può trasformarsi in infrastruttura economica stabile e generatrice di valore redistribuito». «Proprio perché fondata sulla partecipazione attiva di cittadini, imprese ed enti locali, abbiamo bisogno di crescere e consolidarci attraverso nuove adesioni». L’invito è aperto a cittadini ed imprese.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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