Il settore italiano delle valvole e della rubinetteria è un punto di riferimento internazionale, grazie a una capacità manifatturiera altamente specializzata e all’orientamento all’innovazione.
Anche in questo periodo, nonostante le tensioni geopolitiche internazionali riducano spazi e fluidità al commercio, le opportunità non mancano, sia per la crescita in aree in via di sviluppo come Argentina e Brasile (a cui oltre oceano si aggiunge il Canada), sia per il rafforzamento della presenza del comparto nei segmenti più avanzati dell’industria energetica: dalle applicazioni per le energie rinnovabili alla produzione e gestione dell’energia nucleare, un ambito in cui l’Italia valorizza competenze storiche e specializzazioni di alto livello.
Un tema, quello del nucleare, messo al centro anche del convegno «Entering the nuclear: opportunities for the valve and flow-control industry in traditional nuclear power and Smr/Amr programmes», dove si è parlato delle competenze nazionali nello studio e nella realizzazione di valvole industriali e per impiantistica, tra elementi per il controllo degli impianti complessi e soluzioni avanzate per le infrastrutture nucleari di nuova generazione.
Il quadro
La leadership dell'industria italiana di valvole e raccordi emerge anche dal bilancio economico del 2025. Secondo i dati dell’Ufficio statistica di Anima Confindustria, divulgati dall’Associazione italiana costruttori valvole e rubinetteria, nel 2025 il fatturato complessivo del settore ha raggiunto i 6,2 miliardi di euro, in crescita del 5% sul 2024, rafforzando il suo posizionamento nei settori energetico, industriale e civile. L’export, punto di forza, ha toccato i 4,1 miliardi, in miglioramento di quasi il 7%. Considerando le sole valvole e rubinetteria a uso civile, nel 2025 il primo Paese per commesse è stato l’Arabia Saudita con 585 milioni di euro di valore, dove valvole e raccordi made in Italy hanno contribuito allo sviluppo di infrastrutture energetiche e impiantistiche.
Alle spalle del gigante economico mediorientale ci sono gli Stati Uniti con 388 milioni e la Cina con 233 milioni. Segnali positivi sono arrivati anche dall’Europa, dove dopo anni di contrazione è tornato in positivo il mercato tedesco con commesse pari a 153 milioni di euro e una crescita del 12% sul 2024. La notizia è confortante perché da la possibilità di bilanciare, almeno in parte, l’impatto dell’instabilità geopolitica dei mercati mediorientali, un’area che in totale vale per l’export nazionale ben 874,9 milioni di euro. Sempre in tema di mercati internazionali, tra i Paesi che hanno registrato le performance più positive del 2025 c'è anche la Norvegia, con un incremento del 59% e uno stock di acquisti lievitato da 130 a 207 milioni di euro.


