I prezzi aumentano, Brescia sedicesima tra le città più care

La spesa per i beni alimentari e la cura di casa e persona è cresciuta fino a 376 euro
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Rincari, estate bollente
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Che le vacanze siano diventate un lusso impossibile per molti non è più purtroppo una novità. Ora però l’Istat lo mette nero su bianco e al tempo stesso si sofferma su molte altre voci del bilancio delle famiglie italiane, a partire da una spesa che non dovrebbe avere niente di eccezionale in quanto quotidiana, e invece no: rispetto all’anno scorso, il carrello con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona è aumentato di 261 euro per una famiglia media, che diventano 376 euro nel caso di una coppia con due figli.

Il report

Si tratta dei dati territoriali dell’inflazione di luglio, che sono stati resi noti ieri e in base ai quali l’Unione consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia: al primo posto c’è Rimini con un tasso d’inflazione del 2,8% e un rincaro annuo per famiglia media di 771 euro, al secondo Bolzano (rispettivamente 2,2% e 730 euro) e al terzo Belluno (2,6% e 678 euro); ultima è Pisa con un tasso dello 0,6% e un rincaro di 162 euro per famiglia. Brescia è sedicesima, un posto che condivide con Bergamo insieme a un tasso d’inflazione annuo dell’1,7% e a un rincaro per famiglia di 514 euro.

Il tasso dell’1,7% è perfettamente in linea con quello rilevato dall’Istat a livello nazionale (peraltro uguale a giugno). E se l’Istituto di statistica indica i voli nazionali, il caffè e il cacao e cioccolato in polvere ai primi posti dei rincari annui, la Commissione del Comune di Brescia per il controllo della rilevazione dei prezzi al consumo registra i maggiori aumenti nei servizi ricettivi e di ristorazione (+4,5%) con forti rincari nelle classi di spesa di ristoranti, bar e simili (+5,7%) e dei servizi di alloggio (+1,9%), seguiti da prodotti alimentari e bevande analcoliche (+3,6%) tra cui pesa l’aumento delle carni (+2,9%) del pesce e dei prodotti ittici (+2,5%), di latte, formaggi e uova (+5,1%) e della frutta con addirittura un +13,4%. Un rincaro di non poco conto, pari al 3,5%, riguarda infine altri beni e servizi come quelli relativi alla cura della persona e le assicurazioni.

Meno persone in vacanza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Meno persone in vacanza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

A Brescia i servizi ricettivi e di ristorazione hanno subito l’aumento più significativo anche da un mese all’altro, nel contesto di un tasso d’inflazione congiunturale dello 0,6%: si tratta dell’1,6%, con forti rincari nei servizi di alloggio (+5,3%). Seguono ricreazione, spettacoli e cultura (+1,2%), trainati dall’aumento dei pacchetti vacanza (+9,4%), e dei servizi ricreativi e sportivi (+6,9%); trasporti (+1,1%), in particolare carburanti (+2%) e voli aerei (+4,6%) e infine abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+1,1%) per effetto degli aumenti di energia elettrica (+3,7%) e gas (+1,1%).

Di contro, la Commissione comunale rileva tra giugno e luglio un paio di diminuzioni: dello 0,1% per quanto riguarda i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (con un calo del 2,8% su frutta e dell’1,5% su oli e grassi) e dell’1,1% per le comunicazioni, trainate dal ribasso dei dispositivi elettronici.

Il «carrello» dei bresciani

Entrando ancor più nel dettaglio del cosiddetto «carrello della spesa delle famiglie» (beni alimentari, per la cura della casa e della persona), la Commissione comunale evidenzia un aumento maggiore sui prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che crescono dello 0,2% nel mese e del 2,6% nell’anno, mentre per quelli a media frequenza la crescita è più consistente a livello mensile (+1,4%) ma più contenuta su base annua (+1,6%). I beni a bassa frequenza risultano sostanzialmente stabili. Nel complesso, osserva la Commissione, «le famiglie bresciane vivono una dinamica dei prezzi contenuta ma selettiva, con un’attenzione particolare rivolta alle spese quotidiane e ai servizi stagionali, in un contesto di energia e carburanti in ripresa sul breve termine ma ancora su valori annuali più bassi rispetto al 2024».

L’allarme

Tornando ai dati nazionali e al tema turistico di grande attualità, l’Istat certifica la stangata che ha costretto molti a ridurre anche drasticamente le vacanze se non addirittura a rinunciarvi: tra giugno e luglio i pacchetti vacanza nazionali hanno subito un aumento che l’Unione consumatori definisce «astronomico», pari al 16,1%. Subito dopo, nella classifica degli aumenti, vengono villaggi vacanze, campeggi e ostelli, rincarati del 15,7%, e voli intercontinentali, aumentati del 14,3%.

Ma a far lanciare l’allarme all’Unione nazionale consumatori (e non solo) è soprattutto il carrello della spesa: «Un tasso d’inflazione dell’1,7% – commenta il presidente Massimiliano Dona – significa per una coppia con due figli un rincaro del costo della vita di 606 euro su base annua, ma di questi ben 356 se ne vanno solo per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche. Per una coppia con un figlio, la spesa aggiuntiva è di 547 euro, di cui 315 per cibo e bevande».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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