Pasini: «Con la guerra a rischio 7 miliardi di interscambio col Golfo»

L’intero sistema produttivo lombardo in apprensione per la nuova guerra nel Golfo Persico. La prima preoccupazione per le imprese riguarda quello che rappresenta il tallone d’Achille della nostra industria, ovvero il costo dell’energia: non si sono fatti attendere, infatti, i rincari su petrolio e gas come conseguenza del coinvolgimento nel conflitto dei principali produttori del Golfo.
«Nel ben noto contesto che da quattro anni vede le nostre imprese competere ad armi impari a causa dei sovraccosti energetici rispetto ai competitor europei ed extraeuropei, questa nuova fase di volatilità rischia in breve tempo di mettere in crisi tutte quelle piccole, medie e grandi imprese già in difficoltà – dichiara il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini –. Gli aumenti dei costi energetici, oltretutto, non sembrano del tutto giustificati considerato che gli stock in Europa sono intorno al 40% (in Italia al 48%): il rischio è che, come avvenuto per il conflitto in Ucraina, dietro questa nuova crisi energetica ci siano fenomeni speculativi».
E aggiunge: «Seguiamo con attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e l’auspicio, ora, è di una risoluzione rapida del conflitto come avvenuto nel recente passato. Questa crisi sta dimostrando che dipendere per il nostro fabbisogno energetico da pochi fornitori aumenta il rischio di shock, sia in termini di approvvigionamento che di costi. Per questo motivo l’attuale crisi va affrontata come tema di sicurezza ed emergenza nazionale. I rincari su greggio e gas, inoltre, rischiano di annullare i benefici del decreto energia approvato la settimana scorsa a favore delle famiglie e delle Pmi».

Supply chain e commercio
L’area però non è soltanto oil&gas. A preoccupare le imprese lombarde è infatti anche la tenuta delle supply chain e del commercio: verso i Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Iran, Kuwait, Oman, Qatar e lo Yemen) la regione, nel 2024, ha esportato prodotti manifatturieri per oltre 6 miliardi di euro, importando a sua volta 1 miliardo e 268 milioni di beni; un interscambio che vale tre volte quello della Lombardia con l’area Mercosur.
Le filiere
Tra le filiere produttive maggiormente a rischio vi sono i macchinari e apparecchi (2 miliardi e 197 milioni di export), prodotti petroliferi raffinati (465 milioni di euro di importazioni), sostanze e prodotti chimici (434 milioni di import e 604 milioni di export), metalli di base e prodotti in metallo (175 milioni di import e 855 milioni di esportazioni).
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