Oltre la «retrotopia» per imparare a raccontarsi: una lezione futura per le aziende

C'è un termine che vedo diffondersi con qualche accelerazione. È «retrotopia», ovvero quel voler guardare all'indietro e dirsi ma che bello che era, quel sentimento che ti porta ad ascoltare a bocca aperta e occhi sbarrati com'eran belli gli anni passati dove tutto - per l'appunto - era più bello, più sano, più pulito, più gagliardo eccetera eccetera.
Naturalmente c'era molto di bello e buono, ma non tutto, altrettanto naturalmente. Mi pare un modo un po' semplice per scappare da oggi. Fa commuovere e un po' intristire, ad esempio, vedere come a quarant'anni di distanza noi italiani stiamo festeggiando il Mondiale '82, ovvero una data dove per ricordarsi qualcosa bisogna avere almeno mezzo secolo sulla carta di identità. La leggo anche così: un modo per andare indietro, dire quanto eravamo bravi e dimenticarsi della Repubblica della Macedonia del Nord (la Macedonia del Nord?). Anche a questo porta la retrotopia: crogiolarsi in quel che siamo stati, e sul presente o smadonniamo o sorvoliamo.
Mi veniva in mente questa storia della retrotopia, ovvero dell'utopia retrodatata, scorrendo le prime pagine del libro di Antonio Calabrò. Titolo: «L'avvenire della memoria. Raccontare l'impresa per stimolare l'innovazione» che è un saggio di grande godibilità (ripeto: sono agli inizi, ma sono promettenti) che ragiona attorno appunto al rischio di rimanere schiacciati dal passato senza cavarne altro che qualche magra consolazione mentre, per l'appunto, le aziende dal proprio passato possono ricavare molto. Come ricordava non so quale madame alle più giovani colleghe alla corte di Versailles: care mie, voi siete sedute sulla vostra ricchezza e non lo sapete...
Ora, mi passerete la non eccelsa nobiltà di questo promemoria, ma questo vale un po' anche per le aziende: hanno alle spalle un grande passato e manco lo considerano. E dentro questo fatto ci stanno leggerezza, distrazione, pudore, straniamento dell'attuale momento che pare poco incline a spolverare eventuali passati pur fecondi, belli, magari non gloriosissimi ma buoni, che meritano di essere raccontati.
E che meritano e vanno raccontati non già o non solo perché fanno bene a noi, diciamo a quelli che oggi guidano le aziende fondate da nonni o prozii, ma che fanno bene a tutti, che tonificano gli animi. È un discorso non nuovo, forse troppo lungo, ma è questa una delle funzioni a mio parere fondamentali della prossima Futura, una sorta di fiera di quel che verrà che si terrà a Brescia il 2-4 ottobre. Ne riparleremo prossimamente ma resti forte questa idea alle aziende: dovete imparare a raccontarvi perché un pezzo di futuro è lì dentro, in quel che siete state. Brescia è la provincia d'Italia più energivora (sider-metallurgia) ma quanti sanno che siamo anche la provincia che ricicla (e quindi porta a nuova vita) più rottami (e non solo).
Riciclatori da sempre: un tempo forse ce ne saremmo un po' vergognati, oggi deve essere un orgoglio.
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