Gli effetti si vedranno nei mesi a venire, ma il Decreto legge 30 aprile 2026 n. 62 ha già fatto discutere. Il provvedimento, che ha l’ambizione di ridisegnare le regole del mercato occupazionale italiano, stanzia 934 milioni di euro per incentivare l’occupazione stabile e introdurre tutele innovative per le categorie vulnerabili e la Gig Economy.
Incentivi e Sud
Il fulcro della manovra punta sull’abbattimento del costo del lavoro per i contratti a tempo indeterminato stipulati entro il 31 dicembre 2026: c’è l’esonero donne con lo sgravio contributivo del 100% fino a 650 euro mensili, per 24 mesi, a favore di lavoratrici svantaggiate, il focus sud (nelle regioni della Zona Economica Speciale Unica l’esonero sale a un massimo di 800 euro mensili) e figurano incentivi mirati al reinserimento di disoccupati di lungo periodo con più di 35 anni d’età nelle aree del Mezzogiorno.
Rider e welfare
Il testo affronta poi la dignità retributiva definendo i parametri del salario giusto, criteri normativi per garantire compensi proporzionati. Massima attenzione al contrasto del caporalato digitale: scatta l’estensione delle tutele previdenziali e assistenziali obbligatorie per i rider e i lavoratori delle piattaforme di consegna. Infine novità anche per il welfare aziendale: dal primo gennaio 2027 viene infatti prorogata la detassazione all’1% sulle somme erogate come premi di produttività o partecipazione agli utili.
Reazioni e salario giusto
Intanto è già arrivata una pioggia di richieste e osservazioni: da Cofagri a Conflavoro, da Assindatcolf a Confartigianato. Le associazioni datoriali promuovono comunque all’unanimità l’impianto del decreto lavoro, in particolare per la scelta di valorizzare la contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni comparativamente più rappresentative come riferimento per la definizione del salario giusto, pur chiedendo correttivi su incentivi, rappresentanza e lavoro sulle piattaforme digitali.
Sul salario giusto si è circospetti sulla scelta di non introdurre un salario minimo legale, puntando invece sui contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative come unico strumento efficace contro dumping e contratti pirata e per valorizzare il welfare bilaterale.



