La protesta dei rider: «10 ore al giorno per 2-4 euro a consegna»

Manifestazioni in tutta Italia nella giornata promossa dalla Cgil: «Basta sfruttamento, ora il contratto con più salario e diritti»
Una manifestazione a Pesaro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una manifestazione a Pesaro - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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«Rights for rider»: un cartello per un salario dignitoso, tutele e sicurezza. I rider scendono in oltre 30 piazze nella giornata di mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil e, con le loro voci o attraverso il sindacato, denunciano lo sfruttamento quotidiano. Turni da sette fino a dieci ore al giorno, per sei anche sette giorni a settimana e compensi che si aggirano tra i due e i quattro euro a consegna.

Senza considerare che per la maggioranza dei ciclofattorini, per lo più stranieri ma anche italiani, il food delivery rappresenta la fonte di reddito principale. Sono condizioni lavorative «estreme», afferma la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, dal presidio di Roma. E i salari «sono sotto la soglia di dignità».

In piazza ci sono i rider di Glovo e Deliveroo, i due colossi del food delivery al centro dell'inchiesta della Procura di Milano, che ha disposto il provvedimento di controllo giudiziario per presunto caporalato. Rappresentano migliaia di lavoratori che chiedono «il lavoro per vivere non per sopravvivere», come si legge tra i cartelli esposti. «In un giorno faccio anche 30 o 40 chilometri e alla fine porto a casa circa 20 euro», racconta uno di loro da Taranto. In tanti si definiscono «vittime dell'intelligenza artificiale».

«Accanto a lavoratori pakistani e afghani - sottolinea la Cgil ionica con le categorie Nidil e Filt - ci sono i rider italiani. Spesso ultracinquantenni che la crisi del manifatturiero costringe a sbarcare il lunario tornando a bordo di una bici o di un motorino anche sotto la pioggia o il caldo torrido. È una guerra tra poveri». Questi dati, per la Cgil, confermano l'urgenza dell'applicazione del contratto nazionale Merci e logistica e del riconoscimento di ferie, malattia, infortuni retribuiti, tredicesima, quattordicesima, Tfr, oltre a maggiori garanzie in materia di salute e sicurezza.

Un contratto, spiega la segretaria nazionale Nidil, Roberta Turi dal presidio di Napoli, «che prevede, tra rimborsi chilometrici, notturni, lavoro domenicale e scatti di anzianità, uno stipendio superiore ai 2mila euro al mese». «Ora ci aspettiamo - auspica Re David - che l'intervento della Procura di Milano porti le aziende del food delivery a sedersi attorno ad un tavolo per riconoscere finalmente ai ciclofattorini il contratto nazionale e i loro diritti. Basta sfruttamento». Un'occasione - rilancia il sindacato - per trasformare la fase aperta dall'indagine giudiziaria in un cambiamento concreto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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