Questo matrimonio s’ha da fare. Non ha dubbi Franco Mosconi, professore ordinario di economia industriale all’Università di Parma, che nell’illustrare in assemblea l’analisi realizzata sulla «piattaforma manifatturiera Bergamo e Brescia» in collaborazione con gli Uffici Studi delle territoriali, torna più volte sulla necessità che la piattaforma «venga declinata al singolare», a somiglianza di ciò che è già stato fatto per la Capitale della Cultura. Del resto, proprio da lì è partita l’idea, poi sviluppata nei mesi a seguire con incontri e focus group, ed ora arrivata al suo terzo step, quello di un evento congiunto che sulla forza dell’alleanza ragiona a 360 gradi, puntando su driver come l’innovazione, il capitale umano e gli investimenti.
Lo studio
I numeri messi nero su bianco dallo studio sono tutt’altro che insignificanti. Dati alla mano, esordisce Mosconi, il «peso» del sistema economico di Brescia e Bergamo nello scenario regionale è a dir poco impressionante: insieme, valgono il 20,6% del Pil lombardo ed il 25,4% dell’export regionale, mentre se si guarda al valore aggiunto la quota arriva addirittura al 30,7%, e sale al 31.5% sul fronte dell’occupazione, mentre il «peso» dei 7 distretti industriali localizzati nel bergamasco e nel bresciano sull’export dei 23 distretti lombardi sfiora il 43%.
Mosconi indica in Germania, Francia e Usa i principali mercati di destinazione dell’export della piattaforma (il 37,4% dell’export complessivo del 2023), ma non trascura il fatto che «due su tre di questi fondamentali partner commerciali ora sono investiti da profondi cambiamenti». Il riferimento è in primis ai cugini tedeschi, che da soli convogliano il 18% dell’export e sono il primo partner commerciale della piattaforma anche per importazioni (il 20,7%), e poi agli americani, che invece valgono il 7% dell’export e sulla mappa delle importazioni non figurano.
Incertezze e politiche europee
«Stiamo vivendo una nuova età dell’incertezza, e una parte fondamentale della risposta risiede nel potenziamento delle politiche europee», continua il docente, che evoca un altro elemento.
Bergamo e Brescia rappresentano due dei principali «territori manifatturieri» d’Europa riuscendo a superare di slancio una doppia asticella, ossia quella di province nelle quali sia l’occupazione sia il valore aggiunto della manifattura sono superiori al 25% del totale e quella di territori che per valore aggiunto del manifatturiero si collocano nella top5 europea.
Un’architettura istituzionale unica
Va da sé che la ricetta per Brescia e Bergamo, secondo l’economista, è quella di spingere l’acceleratore sulla competitività, sugli investimenti in conoscenza, su una policy comune per portare avanti progetti di ricerca e innovazione e sul capitale umano. «È giunto il momento di fornire a questa piattaforma una qualche architettura istituzionale capace di far sentire le imprese parte di un unico territorio», conclude Mosconi per il quale le strade possibili sarebbero due: «Dallo stato dell’arte si seleziona la struttura bergamasca o bresciana giudicata migliore per quello scopo e su quella si investe congiuntamente – dice –. Oppure, se lo stato dell’arte mostra una situazione che non consente questa unione, si decide di creare una nuova struttura. Ma, si badi bene, in luogo delle preesistenti».



