Il rallentamento produttivo che attanaglia il Paese vale anche per la meccanica. Tra aprile e giugno i volumi sono aumentati dello 0,4% sul trimestre precedente e dello 0,5% sul secondo trimestre del 2025, ma l’andamento è stato «discontinuo» e ha portato progressivamente alla frenata di giugno. A rivelarlo è l'ultima indagine di Federmeccanica, la 179esima, in cui emergono anche un ridimensionamento del portafoglio ordini, l’aumento della cassa integrazione straordinaria (per crisi e riorganizzazioni) e il peggioramento delle aspettative delle imprese su produzione e occupazione.
La situazione comunque è differente tra comparto e comparto. La tenuta del settore è sostenuta soprattutto da «autoveicoli e rimorchi», con un +3,2% congiunturale e un +13,4% tendenziale, e dagli «altri mezzi di trasporto», che hanno fatto +2,1% e +4,9%. In direzione opposta le «apparecchiature elettriche», con produzione in calo dell’1,7% sul trimestre e dello 0,9% nell’ultimo anno.
Segnali positivi arrivano dall’export. Nel primo semestre le esportazioni sono aumentate in media dell’8,3%, sostenute soprattutto dai mercati extracomunitari (+9,9%) ma anche dal +6,9% registrato nell’Unione Europea. Le importazioni però sono cresciute più rapidamente, fino all’11,9%, portando il saldo dell’interscambio a 23 miliardi di euro contro i 25 miliardi dello stesso periodo del 2025. Sempre al capitolo esportazioni, tra gennaio e giugno sono aumentate verso Francia (+11%), Germania (+5,2%) e Spagna (+3,5%). Fuori Europa sono cresciute quelle verso Stati Uniti (+4,2%), Regno Unito (+2%) e Turchia (+1,7%), mentre si sono ridotte quelle verso Cina (-4,1%), India (-10,2%) e Giappone (-3%).
Per l’occupazione, nei primi sei mesi dell’anno le richieste di cassa straordinaria hanno superato quelle di cassa ordinaria, e sono state rispettivamente 73,1 e 50,7 milioni di ore. La crescita della straordinaria è riconducibile soprattutto all’aumento delle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%), mentre quelle destinate ai contratti di solidarietà sono scese del 33,7%. Le aspettative delle aziende non indicano, almeno nel breve periodo, un’inversione di tendenza. Scende dal 32 al 26% la quota di imprese che dichiara un aumento delle consistenze del portafoglio ordini, mentre rimane elevata e pari all’11% la percentuale di aziende che valuta «cattiva o pessima» la sua situazione di liquidità.
Sul quadro generale continuano a incidere anche le tensioni internazionali. Il 45% delle aziende per esempio considera «moderato» l’impatto del conflitto in Medio Oriente mentre il 46% ritiene gli effetti «significativi». Tra quelle più colpite, il 34% prevede un impatto «significativo di lunga durata», mentre il 12% ne ipotizza una «durata breve».



