Economia

Lavorare dopo la pensione: cosa è consentito e cosa no

Il direttore delle Acli Brescia, Fabio Raggi, spiega come evitare errori fatali: «Aspettate un mese prima di riprendere e occhio alle batoste fiscali»
Marco Papetti
È possibile lavorare dopo essere andati in pensione, ma bisogna rispettare regole precise
È possibile lavorare dopo essere andati in pensione, ma bisogna rispettare regole precise

Tante persone, per motivi diversi, scelgono di continuare a lavorare dopo la pensione. Questa possibilità è infatti prevista dalla legge, anche se non è sempre possibile farlo quando si vuole.

Ma cosa prevede di preciso la normativa? Quali sono le differenze tra pensionati che hanno lavorato come dipendenti ed ex autonomi? E dove vanno i contributi che si versano lavorando da pensionati?

Vediamo tutto ciò che serve sapere con l’aiuto del direttore del patronato Acli di Brescia, Fabio Raggi.

Direttore, qual è la regola generale che disciplina il lavoro dopo la pensione?

In generale, quando i lavoratori dipendenti vanno in pensione è necessario che cessino l'attività lavorativa, mentre i lavoratori autonomi possono proseguirla. Ma i dipendenti non devono per forza cessare del tutto di lavorare: una volta che iniziano a prendere la pensione, se lo vogliono, possono anche loro riprendere l'attività lavorativa.

Cambia qualcosa per chi va in pensione anticipata?

La regola che ho appena citato vale generalmente sia per le pensioni anticipate che per le pensioni di vecchiaia. C'è però da considerare il tipo di pensione con cui si smette di lavorare. Chi, infatti, ha scelto di andare in pensione con quota 100, quota 102 o quota 103 – quest’ultima non prorogata nel 2026 – non potrà conseguire redditi da lavoro fino al compimento dei 67 anni di età (l’attuale requisito standard per andare in pensione, ndr). È molto importante saperlo, perché la normativa è molto specifica e tassativa a riguardo, e dice proprio che non sono conseguibili redditi lavoro dalla data di decorrenza di questi trattamenti pensionistici fino al compimento dell'età pensionabile. Età pensionabile che quest'anno è ancora fissata a 67 anni, ma dal prossimo anno aumenterà a 67 e un mese e arriverà a 67 e tre mesi nel 2028.

Esistono delle deroghe?

Sì, chi è andato in pensione anticipata con quota 101, 102 e 103 può svolgere lavoro autonomo occasionale con un reddito massimo di 5000 euro. Si tratta di una deroga su cui è opportuno essere molto precisi, perché la normativa parla proprio di lavoro autonomo occasionale, quindi non sono comprese, per esempio, le collaborazioni occasionali.

Cosa è previsto per i lavoratori precoci che sono andati in pensione anticipata?

Anche questo trattamento pensionistico anticipato non prevede la possibilità di reimpiego. Sono compresi coloro che sono andati in pensione con 41 anni di contributi. Questa possibilità di pensionamento anticipato prevede l'assoluta incompatibilità con qualsiasi attività lavorativa fino a quando il lavoratore o la lavoratrice non maturano 41 anni e 10 mesi di contributi, se lavoratrice, e 42 anni e 10 mesi, se lavoratore. In questo lasso di tempo non possono reimpiegarsi, neanche col lavoro autonomo occasionale fino ai 5000 euro.

Cosa succede ai contributi versati quando si lavora da pensionato?

Nel momento in cui il lavoratore dipendente o autonomo riprende oppure continua l'attività lavorativa deve comunque versare i contributi. In questo caso, a delle cadenze ben precise previste dalla normativa, c'è la possibilità di chiedere il «supplemento», che è un ricalcolo della pensione per i contributi versati dopo la pensione.

La regola generale dice che il supplemento può essere richiesto una volta ogni cinque anni: c’è però la possibilità di chiederlo, in deroga, non dopo 5 anni ma dopo due, se però nel frattempo è stata compiuta l'età pensionabile.

C’è un’altra casistica che riguarda commercianti, artigiani e coltivatori giusto?

Sì, queste tre categorie di lavoratori autonomi - appunto i commercianti, gli artigiani e i coltivatori diretti - quando sono già pensionati, al compimento dei 65 anni di età, possono chiedere di pagare i contributi alla metà, al 50%. Il requisito è, come detto, quello di rientrare in queste tre categorie ed essere già titolari di una pensione a carico di una di queste gestioni.

Cosa consiglia a chi decide di lavorare dopo la pensione?

Noi generalmente consigliamo due cose. Quando ad andare in pensione sono dei lavoratori dipendenti suggeriamo di attendere un lasso di tempo ragionevole per riprendere l'attività lavorativa, dal momento che la regola generale impone di smettere di lavorare alla data di decorrenza della pensione. La normativa dice che basterebbe non essere impiegati il primo giorno della pensione, ma generalmente noi consigliamo di attendere dalle due settimane a un mese per la ripresa dell'attività lavorativa, per evitare che ci siano magari delle comunicazioni errate da parte del datore di lavoro che vadano in conflitto con le verifiche.

E poi quando si riprende a lavorare consigliamo, in particolare ai dipendenti, di valutare bene anche il discorso fiscale, verificando l'aliquota fiscale applicata, che eventualmente è possibile maggiorare perché poi l'anno dopo, essendoci due redditi che fanno il cumulo pensione-lavoro, il rischio in fase di dichiarazione dei redditi è di andare incontro a dei conguagli fiscali pesanti: quindi è meglio prevenirli, magari prendendo qualcosa di meno prima e poi l'anno dopo non andare incontro a «bastonate» fiscali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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