Il Bresciano è terra di bar. Il business per chi sa lavorare dietro al bancone non è mai mancato e continua a non mancare. I due anni difficili della pandemia però ne hanno messi in crisi molti e in molti casi, anche tra chi ha resistito, il «cassetto» si è ridotto. Nel folto gruppo dei bar bresciani, che a fine 2019 erano quasi 4.000, c'è anche chi ha abbassato la saracinesca, travolto da spese e tasse che hanno continuato a pesare anche a fronte degli aiuti dello Stato e nonostante le molte settimane in cui non è stato possibile ricevere clienti e le ancor più numerose settimane in cui la clientela si presentava (libera dai divieti) ma in numero drasticamente ridotto rispetto al solito.
I numeri
Tra la città, le valli, la pianura e i laghi - come testimoniato dai dati della Camera di commercio di via Einaudi – tra 2020 e 2021 hanno chiuso 253 esercizi, riducendo la presenza dei bar dai 3.917 contati a dicembre 2019 ai 3.664 di dicembre 2021. A pagare il prezzo maggiore è stato il capoluogo, colpito oltre che dalla minor presenza tra i tavolini dei residenti anche dall’assenza delle decine di migliaia di persone che ogni giorno entrano in città per lavoro, studio o altre cose, e si rivolgono ai banconi per caffè, pranzi veloci e aperitivi. Nel nostro capoluogo in 24 mesi si sono abbassate quasi 70 saracinesche, per la precisione 67, erodendo sia il tessuto delle periferie che quello del centro storico, e riducendo quindi il gruppone da 898 a 831 unità.



