Innovazione e sostenibilità: Feralpi vara il piano da 55 milioni
Feralpi Group. Base Lonato, targa UE, testa di una family business coesa e appassionata, asticella sempre più su modello Amazon. Non nel senso che l'acciaio possa esser venduto in rete (almeno fino ad oggi), ma per la progressiva costruzione di standard aziendali elevati che valgono sempre la pena e procurano molti vantaggi. Il resto poi lo farà il mercato.
Partiamo dall'Europa. «Dove noi stiamo bene» ha detto ieri Giuseppe Pasini, senza sottintesi a chi considera «tirannia» il pensiero liberale di Bruxelles. Nell'Europa geografica Feralpi esporta in 30 Paesi e in alcuni produce. Era il 1992 - trent'anni nel 2022 - quando il gruppo della famiglia Pasini rileva l'impianto di Riesa, cui si aggiungeranno la francese Presider, Ungheria, Praga e Algeria a Orano, già colonia francese.
Quanto agli standard, sono trascorsi diciotto anni da quando Feralpi, era il 2004, decise, quando pochissime imprese lo redigevano, di dotarsi del bilancio di sostenibilità oggi «Dichiarazione volontaria consolidata di carattere non finanziario», che rendiconta impegni e risultati di gruppo in ambito ESG (Environmental, social and governance), rispondendo alle aspettative dei portatori di interessi. Scelta di trasparenza in quanto, pur non rientrando tra le aziende obbligate a redigere la Dnf, Feralpi ha ritenuto opportuno continuare a comunicare elementi confrontabili sui temi sociali, ambientali ed economici.
Quanto alla family business è composta da Giuseppe, Giovanni e Cesare Pasini che ieri hanno presentato il bilancio di gruppo 2020. Vediamolo. Poco o tanto il Covid ha «cinghiato» tutti: tra marzo e aprile non si capiva dove saremmo andati, ma l'industria - alla fine - ce l'ha fatta. E Feralpi con essa. Ricavi 2020 a 1,238 miliardi (erano 1,302, quindi anno su anno, meno 4,9%) e 2,5 milioni di tonnellate prodotte. L'export (38% Italia, 34% Germania, 16% resto Ue e 12% resto del mondo) ha interessato il 62% dei ricavi «ma - ha ricordato Giuseppe Pasini - progetti e opere in corso in Italia danno buone prospettive per i prossimi tre anni. Quanto al primo semestre ed alle prospettive dell'anno appuntamento a Made in Steel in cui sarò più dettagliato».
Feralpi - dopo ammortamenti e svalutazioni per 55,2 mln (erano 53,9) - ha generato un ebitda di 73,7 mln (erano 125,1 nel 2019) «con oneri non ricorrenti - ha spiegato il cfo Vincenzo Maragliano - dovuti a svalutazione di asset». 178,5 mln il valore aggiunto, 5,45 mln l'utile 2020, in un anno in cui in Feralpi è entrato - con una generazione di cassa netta di 35 milioni - il rimanente 50% di Caleotto (che era di Duferco e che è stato acquistato dalla controllata Acciaieria di Calvisano) che ha portato la posizione finanziaria netta da 134,9 a 145,9 mln. A 520,4 mln il patrimonio netto. Dall'abbraccio tra l'acciaieria di Calvisano e il laminatoio di Lecco nasce il progetto dell'integrazione della qualità.
Il gruppo ha investito 55,6 milioni a sostegno del piano industriale che poggia su quattro obiettivi: pieno potenziale del business, internazionalizzazione, sostenibilità e innovazione e rafforzamento del modello operativo. Investimenti che, da un lato, guardano al miglioramento della produzione e dall'altro i Key performance indicators (Kpi), che alimentano la bontà del rapporto tra impresa e territorio (come ad esempio l'utilizzo dei tecnopolimeri in sostituzione del carbone e dei suoi derivati, quindi meno CO2) o alla sostituzione di lubrificanti a base minerale con oli vegetali biodegradabili. Poiché la difesa dell'ambiente sono i fatti e non le chiacchiere, vale allora la pena di tornare al contributo nel 2020 dei 12 impianti Feralpi, all'Agenda 2030: 47.000 tonnellate equivalenti in meno di CO2, 20 progetti di ricerca. E - a noi questo dato piace sempre - da 1.570 a 1.710 dipendenti.
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