Economia

Industriali bresciani: «Energia: l'Europa ci ha deluso, la Germania ci ha tradito»

Anche per gli industriali bresciani la priorità non è la Flat Tax. Al nuovo governo chiesto rigore
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

L'assemblea di Confindustria Brescia che ha chiuso Futura Expo
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L'assemblea di Confindustria Brescia che ha chiuso Futura Expo

L’energia prima di tutto. Prima di ogni Flat Tax e delle pensioni. Gli industriali bresciani, durante l'assemblea di Confindustria a Futura Expo, hanno chiare le urgenze da mettere nell’agenda del nuovo governo: salvare il sistema industriale da quella che viene considerata la «pandemia della crisi energetica». «Figlia anche di un’Europa incapace di decidere sul price cap. E che non sembra fare nulla perché nessuno resti indietro - dichiara il past president Giuseppe Pasini -. In questa Europa non mi ci ritrovo, non è coerente la mossa della Germania che ha varato un piano d’azione da 200 miliardi. Lo scorso anno l’energia pesava per il 20% sui costi produttivi degli energivori: oggi siamo al 40%, poi c’è l’incremento delle materie prime. La situazione è insostenibile. Prevedo un 2023 molto difficile».

Basta sprechi, basta bonus

A Pasini fa eco il past president Aldo Bonomi: «Vengono al pettine i nodi di decenni di malgoverno: il Paese ha continuato a indebitarsi senza riuscire a mettere i conti in regola. La Germania ha stanziato 200 milioni perchè se lo può permettere - Bonomi è un fiume in piena -. Il momento è difficile, molte aziende sono a rischio: al nuovo governo chiediamo di metterci nelle condizioni di essere ancora competitivi. Basta con le mancette, basta con i bonus: le priorità sono le aziende e il lavoro».

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L'assemblea di Confindustria Brescia a Futura

Il futuro resta denso di incognite, ma l’ottimismo filtra tra le nuvole. Tra aprile e giugno l’industria bresciana è cresciuta di un altro +5,8% sul 2021. «È vero, le imprese stanno lavorando, ma il caro energia sta frenando l’economia a tutti i livelli, dalla grande azienda energivora al piccolo ristorante - precisa il vicepresidente Roberto Zini -. La nostra posizione è quella del rigore: Draghi non doveva essere mandato a casa. Ma ora l’Italia ha un governo stabile, il centrodestra ha i numeri per governare bene: scorciatoie e populismi non hanno senso; ci aspettiamo nasca una politica industriale seria. Noi siamo qui per discutere e ragionare».

Governo e pragmatismo

Le attese degli imprenditori sono alte. Il vicepresidente Fabio Astori riporta tutti coi piedi per terra: «Non illudiamoci, quello di Centrodestra non sarà il governo dei miracoli. Dovrà muoversi con pragmatismo, non potrà discostarsi dall’agenda Draghi: dovrà mettere in campo competenze ed essere credibile sui mercati internazionali». E sul programma: «Oggi l’emergenza è garantire il lavoro delle aziende e dei lavoratori. Il resto può aspettare». Europa matrigna: divisa sull’energia e colpevole di aver imposto una transizione energetica giudicata dagli imprenditori non economicamente sostenibile. Per il vicepresidente di Confindustria Paolo Streparava: «Questo è il vero pericolo della manifattura. L’Europa non ha ancora compreso l’impatto che puo avere avrà Fit For 55 sulle nostre aziende. Le conseguenze di queste scelte saranno devastanti.

E tutto questo per cosa? Una riduzione delle emissioni di Co2 che è risibile rispetto a quello che avviene nel resto del mondo». Analoga preoccupazione viene espressa dal past president Marco Bonometti: «Il Green Deal è un insuccesso, dovuto al fallimento della transizione energetica. Il nuovo governo italiano dovrà dare risposte concrete e immediate: aumentare le trivellazioni in Adriatico, riattivare le piattaforme Eni nel Mediterraneo; realizzare i 3 rigassificatori; separare il prezzo dell’energia del gas dalle rinnovabili. Inutile fare grandi proclami, bisogna agire subito. Sappiamo cosa fare: Fit For 55 deve essere ridiscusso, vogliamo la neutralità tecnologica». Per Clemente Bugatti, coordinatore di Confindustria dell’area Valtrompia: «L’energia sta bruciando marginalità e senza margini le aziende non investono, non innovano, non crescono. Se le imprese si fermano serviranno risorse per la cassa integrazione. È un gatto che si morde la coda. L’Europa resta è un faro: dobbiamo unirci, non ci possono essere Stati che vanno in ordine sparso».

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