Nei primi tre mesi dell’anno la produzione industriale bresciana guadagna altro terreno, ma le tensioni mediorientali rischiano di farle scalare nuovamente la marcia. A dirlo è la consueta indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia: tra gennaio e marzo 2026 l’attività produttiva del manifatturiero provinciale ha registrato un nuovo incremento sul medesimo periodo del 2025 (+3,5%), sebbene meno intenso del trimestre precedente (+3,8%).
Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente a fine febbraio, dunque, sembra non avere influito direttamente sulla dinamica produttiva del trimestre, se si esclude l’impennata dei prezzi degli input energetici e di alcune materie prime, ma certo condiziona le prospettive future.
Il punto
Numeri alla mano, il report di Confindustria Brescia evidenzia come, con riferimento al solo primo trimestre, la produzione mostri una variazione grezza positiva (+1,3%) sul periodo precedente (congiunturale), mentre il tasso acquisito, ossia la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non variasse fino alla fine del 2026, è del +2,3%.
In particolare, il 42% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente (il 31% il mantenimento dei volumi e il 27% una flessione) e che a crescere maggiormente sono state le medie (+4,7%) e le grandi aziende (+2,6%), a fronte di contrazioni per le micro (-1,2%) e piccole (-0,8%). Guardando alla dinamica per settore, l’attività produttiva è a macchia di leopardo: chimico, gomma e plastica (+7,9%), metallurgia (+4,8%) e alimentare (+4,1%) sono più dinamici, mentre meccanica (-0,1%), sistema moda (-0,5%) e legno e minerali non metalliferi (-1,6%) hanno variazioni negative.
Ancora, il fatturato delle imprese ha mostrato una sostanziale stagnazione: le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 34% delle imprese, rimaste invariate per il 37% e diminuite per il 29: quelle verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 31% degli operatori, calate per il 28% e rimaste stabili per il 41%; quelle verso i Paesi extra Ue sono aumentate per il 27%, diminuite per il 28% e rimaste invariate per il 45%ù. Il clima resta incerto: il deterioramento delle prospettive di crescita globale determina un indebolimento della domanda che, anche nei primi mesi del 2026, è indicata come il principale fattore di freno (43% del campione) seguito dalle tensioni geopolitiche (10%). Stabile invece l’uso della cig.
Lo scenario
Diverso il quadro futuro: alla luce del peggioramento internazionale, il saldo netto fra operatori ottimisti e pessimisti è del +6% (era +24% a fine 2025) mentre la maggioranza (64%) propende per la sostanziale stabilità.

I settori maggiormente orientati alla crescita sono alimentare e, meno, metallurgia e sistema moda, mentre per la maggioranza degli operatori gli ordini resteranno stabili. Preoccupato il leader di Confindustria Brescia Paolo Streparava. «Il dato del primo trimestre non va di pari passo con quella che è la reale situazione del nostro sistema produttivo - dice -. Le preoccupazioni delle aziende bresciane riguardano oggi, più che l’impatto degli input energetici, la durata della crisi che, se prolungata, rischierebbe di rendere ancora più costosi i trasporti internazionali, oltre alle inevitabili ricadute sulla fiducia e sulla bolletta. A tali fattori si aggiungono le conseguenze della politica protezionistica degli Stati Uniti».
Guardando al Medio Oriente, il report evidenzia che oltre la metà del campione (55%) ritiene che la crisi abbia avuto o avrà ripercussioni sulla propria attività, e quasi un terzo (32%) prospetta un impatto rilevante e persistente. Tra i fattori su cui la guerra ha avuto o potrebbe avere i maggiori effetti ci sono l’aumento dei costi delle materie prime industriali (64%) e l’incremento dei costi energetici (62%). Più distanziato l’aumento dei costi di trasporto (41%).
Quanto alle azioni che le imprese bresciane hanno adottato o stanno valutando per fronteggiare la situazione, quasi 9 aziende su 10 (88%) si stanno già rimboccando le maniche, puntando su diversificazione dei fornitori (16%) e aumento delle scorte (16%) mentre in prospettiva la guardano alla revisione dei prezzi di vendita (il 12% si è già mosso, il 66% è in fase di valutazione).



