Produzione industriale a Brescia: +0,8% dopo due anni di calo

Nel 2025 l’industria manifatturiera bresciana è tornata con il segno più. La produzione registra una crescita media annua dello 0,8%, interrompendo il biennio negativo del 2023 (-0,2%) e del 2024 (-1,3%). Si tratta della variazione più intensa dal 2018, escludendo il rimbalzo post-Covid del 2021-2022.
A rilevarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia relativa al quarto trimestre 2025.
Quarto trimestre in accelerazione
Nel periodo ottobre-dicembre 2025 la produzione segna un +2,3% rispetto al trimestre precedente e un +3,8% su base annua, la crescita tendenziale più marcata dal secondo trimestre 2022. Un dato che risente anche del confronto con un finale 2024 particolarmente debole.
La cosiddetta «variazione trasmessa» al 2026 è già positiva (+1%), elemento che fornisce una base statistica favorevole per l’anno in corso.
Commenti di Confindustria
«Siamo di fronte a numeri positivi, ma che accogliamo con una certa prudenza», commenta Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia
Nel 2025 il Made in Brescia ha beneficiato della graduale stabilizzazione dell’industria globale, con l’indice PMI mondiale tornato in area positiva per diversi mesi. Restano tuttavia fattori di incertezza: le difficoltà della Germania, il nodo Automotive, la politica protezionistica statunitense, la svalutazione del dollaro e la volatilità dei mercati energetici, che continua a incidere sui comparti più energivori.
Le previsioni per i prossimi mesi sono «moderatamente incoraggianti» e indicano un lento percorso di normalizzazione. Ma dal mondo industriale arriva anche un richiamo alla necessità di una politica industriale europea più rapida e incisiva.
Bene moda, chimica e meccanica. In calo l’alimentare
La crescita congiunturale è diffusa, con performance particolarmente positive per:
- Sistema moda (+3,9%)
- Chimico, gomma e plastica (+3,2%)
- Meccanica (+2,9%)
- Legno e minerali non metalliferi (+2,4%)
- Metallurgia (+2,0%)
- Segno negativo invece per l’alimentare (-3,8%)
Dal punto di vista dimensionale, crescono soprattutto le grandi imprese (+5,3%) e le piccole (+3,3%), con incrementi più contenuti per medie e micro aziende.
Fatturato e ordini: segnali di stabilità
Le vendite sul mercato italiano risultano in aumento per il 32% delle imprese, stabili per oltre la metà del campione. Sui mercati Ue ed extra Ue prevale la stabilità, con quote di crescita comunque presenti (22% in Ue, 19% extra Ue).
Gli ordini mostrano dinamiche analoghe: prevale la stabilità, ma con una quota di imprese in aumento superiore a quella in calo sia sul mercato domestico sia su quello internazionale.
Costi e prezzi: materie prime in lieve aumento
Il 28% delle imprese segnala un aumento dei costi delle materie prime, con un incremento medio dell’1,1%. I prezzi di vendita restano invece sostanzialmente invariati, con rialzi applicati solo dal 10% degli operatori.
Tra ottobre e dicembre 2025 la Cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) ha interessato il 9% delle imprese, con un’incidenza dell’1,4% sul monte ore lavorabili. Dati in calo rispetto al trimestre precedente e indicativi di una sostanziale assenza di tensioni sul fronte occupazionale.
Prospettive 2026
Il saldo tra imprese ottimiste e pessimiste per i prossimi mesi è pari a +24%, mentre il 56% prevede stabilità dei volumi produttivi. I comparti più orientati alla crescita risultano alimentare, chimico-gomma-plastica, legno e minerali non metalliferi e meccanica.
Dopo due anni difficili, l’industria bresciana torna dunque a crescere. La ripresa è ancora moderata e inserita in un contesto internazionale fragile, ma segna un’inversione di tendenza che potrebbe consolidarsi nel corso del 2026.
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