Le «piccole» che fanno grande Brescia: «Il futuro è nelle filiere»

In tempi incerti come questi, come ha sottolineato in apertura di serata la direttrice del GdB Nunzia Vallini, segnati dall’instabilità geopolitica globale e dai conflitti in corso, le piccole e medie imprese si trovano ad affrontare sfide cruciali, dallo shock energetico alle tensioni sui canali di approvvigionamento. In questo scenario, la tenuta del sistema produttivo e la sua capacità di resilienza e adattamento sono messe alla prova.
Le Pmi dunque, spina dorsale del tessuto economico – anche bresciano –, sono chiamate a rispondere alle fluttuazioni del mercato. Tra gli strumenti a disposizione ci sono le filiere, di cui si è parlato nella sala Faissola di Intesa Sanpaolo nel corso della presentazione delle «1000 Pmi che fanno grande Brescia», nona edizione del report prodotto dall’Università degli Studi di Brescia e dal Giornale di Brescia (qui è possibile rivedere la serata).
«Oggi più che mai bisogna stare in filiere strutturate, che garantiscano la sopravvivenza della mia azienda – ha detto in apertura Paola Lecci, direttrice regionale Lombardia Sud Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo –. Stare all’interno di una filiera è valore aggiunto, è un ecosistema più stabile che consente anche l’accesso agevolato ad alcuni dei nostri prodotti finanziari».

I numeri del 2024
Partiamo dai numeri. «Il valore complessivo nel 2024 è di 8,2 miliardi di euro, in calo del 2,1% rispetto all’anno precedente: nel quinquennio la crescita media annua (Cagr) è dell’11% ma va ricordato che la base di partenza è il 2020, caratterizzato da un fatturato assai inferiore a quello degli altri anni – commenta il professor Claudio Teodori, alla guida del team dell’Università degli Studi di Brescia che insieme al giornale di Brescia ha realizzato il report –. Osservando l’intero periodo, emerge uno sviluppo significativo fino al 2022, per poi rilevare una sostanziale stabilità nel biennio successivo».

Nonostante questo, la redditività tiene: l’Ebitda margin si attesta al 13,5%, pur dovendo assorbire un netto aumento del costo del lavoro, salito al 16,4% del fatturato. Eccellente la tenuta finanziaria: l’indebitamento scende sotto l'unità, con una liquidità record di 1,4 miliardi di euro.
Il nodo della crescita
Il segnale che più di altri è da monitorare è la crescita, praticamente nulla nell’ultimo triennio. Per restare competitive, le Pmi bresciane devono superare il limite della piccola dimensione: «Aggregarsi non significa perdere identità, ma aumentare le opportunità future», ha spiegato nel corso della serata il professor Teodori.
Regione-Europa
«Il cambio di mentalità è la parte più difficile», ammette con franchezza Guido Guidesi, assessore regionale allo Sviluppo economico. Eppure, è proprio su questa metamorfosi che la Regione sta scommettendo. Non si parla più di aiuti a pioggia o interventi per singole categorie, ma di una vera e propria architettura di sistema: le filiere.

Con 79 realtà già riconosciute, la Lombardia punta a mettere in rete non solo i capofila, ma un intero ecosistema che include banche, università e associazioni. «Vogliamo connettere il know-how per generare innovazione», prosegue l’assessore, delineando un futuro che guarda alle Zone di Innovazione e Sviluppo come naturale evoluzione delle filiere. Un progetto ambizioso, con lo sguardo rivolto al 2050 e una strategia di alleanze che valica i confini regionali per abbracciare il Veneto e il Nord Ovest: perché, in un mercato globale, «per farsi ascoltare i territori devono fare rete».
Prospettiva aerospace
«La Lombardia è da sempre all'avanguardia: qui sappiamo fare ciò che pochi altri al mondo riescono a progettare», ha spiegato Paolo Cerabolini, presidente del Lombardia Aerospace Cluster. Dal 2009, l'associazione aggrega le eccellenze del territorio, creando un ponte tra i giganti del settore e le realtà più piccole ma altamente specializzate.

Con una forza lavoro di 22.000 persone e un impatto economico di oltre 6 miliardi di euro, il cluster non è solo un elenco di aziende, ma un organismo vivente. «Abbiamo imparato quanto contino le catene di fornitura e quanto sia vitale oggi l'autonomia tecnologica», osserva Cerabolini. L’invito alle imprese è quello di non restare isolate: investire in ricerca e diversificare il portafoglio clienti sono le chiavi per competere in un settore che punta a ridurre drasticamente la dipendenza dalle forniture estere, puntando tutto sulla qualità «made in Lombardia».
Fiducia
In chiusura, Pierpaolo Camadini, presidente di Editoriale Bresciana, ha espresso profonda fiducia nel futuro del territorio. «È stata una serata ricca di stimoli, che ci restituisce la serenità necessaria per guardare avanti con solide basi», ha dichiarato Camadini. Il presidente ha poi richiamato l'importanza di una visione corale: «Serve un impegno istituzionale costante per trovare la forza di una pianificazione di lungo periodo. La vera chiave per generare valore e dare solidità al nostro sistema economico risiede nella capacità di unire la creatività alla potenza tecnologica».
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