Omr, una solida crescita su scala globale e sempre più sostenibile

Sette siti produttivi per 529 milioni di ricavi. Il presidente Bonometti: «La Borsa? Stiamo valutando»
Camillo Facchini
Al centro i fratelli Franco e Marco Bonometti con i loro collaboratori - © www.giornaledibrescia.it
Al centro i fratelli Franco e Marco Bonometti con i loro collaboratori - © www.giornaledibrescia.it

Oggi si chiama «Rapporto Brundtland», in origine era «Il nostro futuro comune», quando Gro Harlem Brundtland, medico e politica laburista norvegese, aveva voluto aprire la strada al bilancio di sostenibilità delle imprese, introducendo il concetto di sviluppo sostenibile che soddisfacesse i bisogni del presente, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Con i nostri comportamenti, dentro «Our common future» ci siamo tutti: il termostato di casa più o meno basso (o alto), i consumi di acqua, quelli di carburante, di energia, cosa mangiamo, come viviamo, come ci spostiamo e soprattutto ci sono le imprese.

Il primo

Ieri, Marco Bonometti, presidente di Officine meccaniche rezzatesi, azienda famigliare fondata nel 1919, ha presentato il primo bilancio di sostenibilità di Omr, specchio di un nuovo modello industriale, quindi di un metodo di lavoro, documento che racconta come il gruppo «vive» oggi, dopo aver costruito negli anni una crescita fondata su ricerca, sviluppo e integrazione verticale della filiera produttiva, con un modello d’impresa che oggi trova nella sostenibilità una naturale evoluzione.

E dentro questo modello Omr colloca tutto: l’internalizzazione (4 continenti, 4.000 dipendenti di gruppo prevenienti da 47 paesi) un conto economico solido (529 milioni di euro di ricavi realizzati da sette stabilimenti, un Ebitda di 58 milioni – il migliore della storia del gruppo – e 22 milioni di utile netto), numeri che, seppur non nell’immediato, potrebbero esser seguiti da una quotazione in Borsa. «Stiamo valutando» il commento del presidente Marco Bonometti.

Il complesso industriale della Omr - © www.giornaledibrescia.it
Il complesso industriale della Omr - © www.giornaledibrescia.it

Innovazione

Gli effetti di una gestione virtuosa raccontano un calo del 62% delle emissioni di Co2 equivalenti utilizzando leghe secondarie di alluminio e il 100% di lega riciclata nelle fusioni strutturali con seguente riduzione tra il 40 e il 50% del peso di un veicolo rispetto ad uno in ghisa o acciaio. L’autoproduzione fotovoltaica è aumentata del 159% pari a 17.901 MWh, i rifiuti indirizzati al riciclo e sottratti i allo smaltimento sono stati l’81%.

«La sostenibilità – ha rimarcato il Cavaliere del Lavoro, Marco Bonometti – rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare la competitività, promuovere l’innovazione e contribuire alla costruzione di un sistema produttivo più efficiente e resiliente. Con questo bilancio abbiamo scelto di misurare e condividere un percorso che coinvolge l’intera organizzazione e che continuerà a guidare le nostre scelte industriali nei prossimi anni».

Fuori dalla fabbrica

Ma un’azienda sostenibile è anche quella che «guarda» fuori della fabbrica e, come ha ricordato l’avvocato Francesca Bazoli, in questa direzione «vanno gli anni di attenzione che Omr ha rivolto a Brescia Musei», che produce mostre temporanee e attività culturali di valorizzazione dei tesori gestiti.

Sul fronte ambientale il Piano di sostenibilità approvato dal gruppo si basa su cinque linee guida: decarbonizzazione, economia circolare, salute e sicurezza delle persone, filiera responsabile e governance. Esplicativo un dato: su 4.000 collaboratori nel mondo, 1.623 sono attivi in Italia, Cina Usa e Marocco inseriti in un contesto internazionale che coinvolge uomini e donne di 47 paesi. Il 94% ha un contratto a tempo indeterminato.

Continuità del lavoro

A Omr va riconosciuto un altro merito che va oltre l’occupazione multirazziale: quello di aver saputo affrontare una delle fasi più difficili della sua storia tra transizione tecnologica, rallentamento dei mercati, trasformazioni industriali profonde, senza mai un’ora di cassa integrazione, basandosi sulla continuità del lavoro e sulla convinzione che le persone rappresentano il principale patrimonio dell’azienda.

E qui la memoria torna allora a quel lavoratore disoccupato che aveva messo una tenda fuori da Omr: quando l’addetto alla security gli chiese cosa volesse l’aspirante dipendente rispose «Voglio parlare con Marco Bonometti». Una volta, due volte, tre volte fino a che riuscì ad incontrare il presidente, che chiese al lavoratore le ragioni della sua insistenza. La risposta fu: «... Perché qui lavorano i miei connazionali e mi hanno detto che qui il posto di lavoro è sicuro». Assunto. Anche questa è sostenibilità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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