InBre investe lungo l’Arno: 100 milioni per 12 impianti idroelettrici

Inaugurato a Firenze il decimo impianto del progetto della quotata Iniziative Bresciane. A regime le centraline avranno una capacità 55 GW l’anno di energia rinnovabile
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Una delle centrali lungo l'Arno di Iniziative Bresciane
Una delle centrali lungo l'Arno di Iniziative Bresciane

Quasi 100 milioni di euro investiti per produrre energia rinnovabile, recuperare infrastrutture storiche e rafforzare la presenza fuori dai confini regionali. È la scommessa industriale di Iniziative Bresciane (InBre) in Toscana, dove il gruppo bresciano sta portando a compimento un articolato progetto di sfruttamento idroelettrico dell’Arno. L’intervento prevede la realizzazione di 12 piccole centrali lungo le traverse, o pescaie, del fiume, nel tratto di circa 50 chilometri compreso fra Incisa e Lastra a Signa.

Un investimento realizzato attraverso Iniziative Toscane, società di progetto controllata da Inbre, a sua volta partecipata in maggioranza da Finanziaria di Valle Camonica. L’operazione ha beneficiato anche di un finanziamento da 49 milioni di euro della Banca europea per gli investimenti (Bei). Dieci impianti sono già in produzione, mentre gli ultimi due completeranno il piano. A regime, la capacità produttiva attesa è di circa 55 GWh all’anno, una quantità di energia sufficiente a coprire i consumi di oltre 25mila famiglie, un quarto delle esigenze della città di Firenze, evitando l’emissione di circa 25mila tonnellate di CO2.

«Per Inbre si tratta di un investimento importante fuori dalla Lombardia, perché consente innanzitutto una diversificazione territoriale - sottolinea Alberto Rizzi, presidente di Iniziative Toscane -. Gli Appennini non sono le Alpi e quindi parliamo di condizioni ambientali e climatiche differenti. È un elemento che permette di distribuire meglio le nostre attività e i relativi rischi». Ma l’operazione ha anche un’altra valenza: «Si consolida un rapporto con il territorio e con l’ente pubblico, una modalità di lavoro che abbiamo già sperimentato in Valle Camonica e che in Toscana si è sviluppata attraverso una forte sinergia con la Regione».

Lavoro sinergico tra pubblico e privato

Il presidente Pierpaolo Camadini
Il presidente Pierpaolo Camadini

Il progetto è stato realizzato attraverso un modello di partenariato pubblico-privato, in collaborazione con la Regione Toscana. «In questi anni si è costruita una collaborazione molto forte – spiega Pierpaolo Camadini, presidente di Finanziaria di Valle Camonica –. L’iter burocratico, iniziato nel 2007, è stato molto complesso. Il privato è andato incontro alle esigenze del pubblico e, dall’altra parte, la Regione, attraverso i propri uffici e il Genio civile, ha dimostrato grande disponibilità e capacità di accompagnare l’iniziativa. È stata una sinergia fondamentale per portare a termine un intervento di questa complessità».

La particolarità dell’investimento sta anche nella capacità di coniugare produzione energetica e recupero di un patrimonio storico, spiega il presidente di Finanziaria di Valle Camonica. Le traverse dell’Arno, alcune risalenti a diversi secoli fa, erano state realizzate per alimentare mulini e opifici, ma svolgono ancora una funzione importante nella regimazione delle acque. Le nuove centraline sono state inserite all’interno degli alvei, in strutture progettate per essere sommerse durante le piene e rivestite in modo da integrarsi con le sponde. Sono state realizzate opere per consentire la risalita della fauna ittica, con attenzione alla biodiversità.

Alberto Rizzi, ad di Iniziative Bresciane
Alberto Rizzi, ad di Iniziative Bresciane

«La sfida più complessa è stata realizzare gli impianti direttamente nell’alveo di un fiume, dovendo fare i conti con le piene e con le difficoltà della fase di cantiere – osserva Rizzi – . Ma anche gestire l’iter amministrativo e i rapporti con le istituzioni ha richiesto un lavoro significativo. Era indispensabile avere al fianco un’impresa con esperienza nella realizzazione di questo tipo di opere. La Pac di Capo di Ponte – attraverso l’azione costante dell’ing. Giovanni Parolini – ha svolto un buon lavoro».

L’inaugurazione della centrale di San Nicolò

Un esempio emblematico è la piccola centrale di San Nicolò, a pochi passi da Ponte Vecchio, nel cuore di Firenze, inaugurata nei giorni scorsi alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani che ha sottolineato pubblicamente la rilevanza dell’investimento. Qui, nell’area della storica «fabbrica dell’acqua», primo acquedotto italiano che riforniva la città di Firenze, è stata recuperata anche una parte del patrimonio industriale, con la realizzazione di uno spazio museale.

La centralina di San Nicolò produrrà circa 4.700 MWh di energia pulita all’anno, equivalenti ai consumi di circa 1.500 famiglie. «Realizzare impianti idroelettrici in un contesto di così alto valore storico, artistico e ambientale, in un territorio riconosciuto dall’Unesco, è stata una bella sfida - conclude Rizzi -. I cittadini hanno riconosciuto l’attenzione riservata all’ambiente, alla storia e alla cultura locale. È un progetto che dimostra come la produzione di energia rinnovabile possa diventare anche un’occasione di riqualificazione e valorizzazione del territorio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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