Imprese

Gruppi d’imprese, anche per Brescia la crescita dimensionale sarà vitale

Le 173 realtà esaminate hanno subito una contrazione del fatturato e dei margini: generano il 52,5% del fatturato complessivo delle 1000 imprese analizzate nell’Inserto Bilanci
Sono 173 i gruppi analizzati nell'Inserto Bilanci
Sono 173 i gruppi analizzati nell'Inserto Bilanci
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I gruppi di imprese assumono grande rilievo nell’economia bresciana, a causa della sempre maggiore necessità di aumentare le dimensioni e di operare fuori dai confini nazionali. In alcuni settori la crescita è diventata una condizione di sopravvivenza, in altri rappresenta un elemento qualificante per la competitività e per la possibilità di far parte di filiere internazionali.

Lo sviluppo dimensionale può anche richiedere interventi sulla governance: sono in forte aumento i casi di apertura del capitale a terzi, generalmente fondi di investimento, anche se non mancano le situazioni dove ad acquisire quote delle nostre imprese sono realtà produttive generalmente di altri Paesi, europei ed extra europei. Si tratta, ad evidenza, di due modalità che intervengono in modo diverso sul livello di autonomia sostanziale delle nostre aziende e che sottendono progetti strategici in parte difformi. Minore è, invece, il ricorso alla quotazione, certamente la modalità più complessa per supportare la crescita ma che offre, se ben pianificata, delle evidenti opportunità e una grande visibilità.

Proprio per il forte legame tra struttura di gruppo e sviluppo dimensionale è interessante esaminare, con riguardo al nostro territorio, le peculiarità e l’andamento economico che li caratterizzano, prendendo come riferimento l’Inserto Bilanci del Giornale di Brescia, pubblicato a inizio dicembre 2025.

La dimensione

Tra le 1.000 entità esaminate nel volume sopra citato, ci sono 173 gruppi (circa 2/3 manifatturieri) che si possono definire «formali», cioè che pubblicano il bilancio consolidato, documento che rappresenta la loro situazione economica complessiva.

Per comprenderne la loro rilevanza è utile disporre di qualche parametro quantitativo (bilanci 2024) per esprimere la loro incidenza sulle 1.000 entità del report, senza considerare A2A vista la sua grande dimensione (i dati si riferiscono quindi a 172 gruppi). Essi generano 37,8 miliardi di euro di fatturato (50,3 con A2A), il 52,5% di quello complessivo (pari a 71,9 miliardi, 84,5 miliardi con a2a), percentuale analoga allo scorso anno.

Producono, inoltre, il 52,5% dell’Ebitda, il 48,3% dell’Ebit e il 46,9% dell’utile totale: l’incidenza di questi dati è in calo nel triennio. Guardando i principali valori patrimoniali, il capitale investito (41,1 miliardi, 61,1 miliardi con A2A) incide per il 56,2% mentre i mezzi propri sono pari al 59,6% del totale: in questo caso le variazioni nel tempo sono minime.

La situazione economica

Nel 2024 (tutti i valori non comprendono A2A) il fatturato ha subito una contenuta contrazione (-1,2%): la riduzione caratterizza il 54,1% dei gruppi, un numero non trascurabile. Peggiore è l’impatto sull’Ebit, che perde il 15,7%, calo che si è manifestato nel 57,2% dei casi: solo il 27,3% ha incrementato sia le vendite sia l’Ebit. In base alle informazioni disponibili, parziali, l’84% dei gruppi vende all’estero e, di questi, il 59% per quote superiori alla metà del fatturato totale.

Il modesto ridimensionamento dell’attività (anche il valore della produzione perde lo 0,9%) non ha influito sul valore aggiunto rapportato alle vendite, che rimane allineato allo scorso anno, raggiungendo il 24,4%, due punti percentuali in più rispetto a inizio triennio. Pur considerando questo consolidamento un aspetto rilevante, non è riuscito ad influire sui risultati economici, che presentano tutti un peggioramento. Il primo è l’Ebitda, che prosegue il suo percorso riduttivo, la cui incidenza sulle vendite è scesa sotto il 10% (9,6%, nel 2022 era dell’11,3%), a causa del peggiore assorbimento del costo del lavoro, che passa dal 13,3% del 2023 al 14,8% del fatturato. Il costo del lavoro complessivo è pari, nel 2024, a 5,6 miliardi: nel triennio, la crescita media annua è stata del 7,5%. Aumenta, anche se in misura inferiore (2,8%), il numero di collaboratori, che supera i 92.000 (quasi 107.000 con A2A): nel 2024, il 32% dei gruppi aveva più di 500 collaboratori (il 54% più di 250).

L’effetto complessivo sugli indicatori di redditività è quindi riduttivo, a partire da quello relativo al capitale investito, che esprime il rendimento di tutti gli investimenti aziendali, che scende dal 6,5% del 2023 al 5,3%, dopo l’8,6% del 2022. La causa principale di questa contrazione risiede nel Ros, la marginalità sulle vendite che perde un punto percentuale, dal 6,7% al 5,7% (con il 7,9% del 2022), mentre l’efficienza finanziaria nell’uso del capitale investito rimane sostanzialmente stabile.

Il Roe, cioè la redditività dei mezzi propri, presenta il calo più significativo, perdendo più di due punti percentuali, dall’8,1% del 2023 (14,4% nel 2022), al 5,8%. L’incidenza dell’utile netto sul fatturato si riduce anch’esso di un punto percentuale, scendendo al 3%.

Ha collaborato Annamaria Birtalan

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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