Economia

Il portamascherina della Tecnoplast pronto allo sbarco in Usa

L’azienda di Villa Carcina ha iniziato a produrlo dopo il primo lockdown Ora piace anche in Francia
Portamascherina - © www.giornaledibrescia.it
Portamascherina - © www.giornaledibrescia.it

Le mascherine sono ormai un accessorio indispensabile nella nostra quotidianità e, come tali, meritano di avere il loro posto nel cassetto. Ma quando non si è casa, e la mascherina dobbiamo temporaneamente togliercela, si fa strada l’esigenza (così come ci portiamo appresso il portaocchiali o il portadocumenti) di avere un contenitore igienico e sicuro dove riporre il nostro Dpi. Ci ha pensato la Tecnoplast di Villa Carcina (con sede anche a Rodengo Saiano), che dal 1985 si occupa della progettazione e costruzione di stampi complessi per lo stampaggio di materie plastiche destinate a svariati settori, dal casalingo al medicale, dall’automotive alla ferramenta, fino all’idraulica e all’elettronica. Un know-how cresciuto in 35 anni grazie alla tecnologia avanzata delle attrezzature e ad una particolare attenzione alle innovazioni. 

Giovanni Ferrari, il patron dell’azienda, in cui è affiancato dalle figlie Laura e Cristina, con la moglie Fernanda Bonometti, una sera si trovava al ristorante nell’immediato post- lockdown. Al momento di posare la mascherina per cenare, la domanda come si suol dire sorge spontanea: e adesso dove la mettiamo? «Abbiamo pensato allora di creare uno stampo - racconta Cristina Ferrari -. A settembre abbiamo iniziato ad avere parecchie richieste, in concomitanza con l’apertura delle scuole. Le abbiamo vendute a un cliente, che rifornisce i supermercati e attivato una promozione con Cef, la Cooperativa esercenti farmacia. Abbiamo anche regalato un migliaio di articoli agli alunni di Concesio».

Tecnoplast fattura circa tre milioni di euro e conta una quindicina di dipendenti, non nasconde che la nuova produzione - 20mila pezzi al giorno - di portamascherine ha aiutato a riempire i «buchi» di ordinativi sull’attività tradizionale che, con il Covid, sono calati. «Negli ultimi anni, sia per esigenze di mercato, sia per sfruttare un’esperienza consolidata, abbiamo deciso di cambiare la natura dell’azienda, che era terzista e produceva esclusivamente su commesse di clienti con stampi di loro proprietà. Abbiamo cominciato a creare prodotti nostri, a partire da una serie di stampi per casalinghi e per la ristorazione». Gli ultimi nati sono appunto gli articoli «anti-Covid», ovvero il contenitore per mascherina realizzato in polipropilene per alimenti (quindi riciclabile, atossico ed inodore) in due misure, una tascabile per le chirurgiche e una leggermente più grande, disponibile in colori diversi e personalizzabile con loghi e scritte. Un oggetto esteticamente piacevole, soprattutto comodo per chi non utilizza zaini o borse, facile da igienizzare. La creativa soluzione è piaciuta, tanto che ha interessato il mercato francese, per la fornitura a farmacie e tabaccherie, e sono in corso le trattative con un’importante azienda americana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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